UNITED 93

La pellicola si apre con le preghiere mormorate in arabo dai quattro giovani che si stanno accingendo a eseguire gli ordini: devono dirottare il volo United 93 per San Francisco su Washington e schiantarsi, pare, sulla Casa Bianca.
Come loro, altri quindici uomini prederanno possesso di altri quattro aerei, il cui obiettivo in particolare per le Torri Gemelle, riuscì come è tristemente noto a tutti noi. I gesti dei protagonisti come le normali operazioni di imbarco o le telefonate ai cari, sono i gesti ordinari di una giornata qualunque.

 

 

Ma ben presto l’eccezionalità irromperà nelle loro vite, frantumando qualunque equilibrio conquistato.
Verrebbe da pensare per consolarsi che si tratta del solito film catasfrofico che hollywood ha sfornato ma quando ripassano sullo schermo le immagini degli aerei che attraversano le Twin Towers, si sussulta dolorosamente.

Sono stati scelti attori professionisti ma sconosciuti, eccezionali nel raccontare con le loro facce comuni il sospetto, la paura, la presa di coscienza.
L’azione si svolge tra il panico e l’incredulità all’interno delle torri di controllo - una frase per tutte: “Abbiamo roba che vola fuori controllo!-, l’aereo di linea numero 93 e la stanza dei bottoni del sistema di difesa nazionale che rimpallò autorizzazioni e decisioni.
Il gigante America si rivelò del tutto impreparato: non uno dei caccia di ricognizione decollò per bloccare la situazione.

I passeggeri del volo United 93 capirono quel che sarebbe successo.
Poterono comunicare con l’esterno e consapevoli, provarono a riprendere il controllo dell’aereo ma nessuno di loro scampò alla morte.
Il tono della pellicola è documentaristico, girato quasi in tempo reale. A tratti sconvolgente, mai inutilmente melodrammatico.
Commuove e il perché è comprensibile: si piange su ferite aperte. Ma per le risposte, i mea culpa e le scuse ai civili da parte del governo Bush, c’è ancora molta strada da fare.

Articolo scritto da admin il 2 Ago 2006 alle 6:37 am.
Categorie: Eventi e Manifestazioni


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