AEREI IN CONDIZIONI PENOSE E PERSONALE DEMOTIVATO E FURIOSO

Il debito sfiora il miliardo di euro e, negli ultimi dieci anni, lo Stato ha già versato altri tre miliardi nelle casse sconquassate del baraccone Alitalia.
Gli aerei sono in condizioni penose, il personale demotivato e furioso, la manutenzione così risicata da rendere la vecchia flotta ancora più datata e pericolosa. E i conti sulla semestrale passata al vaglio del Consiglio d’amministrazione - vanno sempre peggio.Il business plan non ha rimesso in sesto la compagnia ed è stato necessario ricorrere alla cessione di due delle tre newco costituite ad agosto.

Facendo inviperire i sindacati che progettano altri scioperi. Già si parla di cedere alcuni terreni che Alitalia ha nei pressi dello scalo di Fiumicino e che potrebbero portare alle esauste casse circa 120 milioni di euro.
Insomma, si sta tentando di tutto per rimettere parzialmente in sesto l’azienda: il principale candidato a fagocitarla, Air France, vuole una compagnia ridotta all’osso e senza eventuali doppioni delle proprie società satellitari.
Nel primo trimestre del 2006, è stata registrata una perdita secca di 129 milioni di euro.
Per comprenderne la rilevanza forse bisognerebbe tornare ai vecchi calcoli in lire: due miliardi persi ogni giorno che passa, una emorragia senza fine che non si può più tamponare con i soldi dei contribuenti.
Quali sono le giustificazioni per questo tracollo quotidiano.
Il costo del carburante? Si tratta di un evento che ha sicuramente inciso sui conti delle compagnie aeree, ma era prevedibile e, in ogni caso, i costi sono stati ampiamente fatti ricadere sui clienti.
Le tratte dismesse? Di sicuro le strategie aziendali in proposito si sono rivelate un disastro: sono state a mano a mano abbandonate le tratte più redditizie, quelle internazionali, per puntare sui voli nazionali.
Ma in questo settore la concorrenza delle compagnie low cost si è andata facendo sempre più agguerrita e Alitalia ha dovuto ridurre le spese per restare sul mercato e così ha visto assottigliarsi anche i guadagni.
Senza contare il discredito per avere abbandonato sedi e scali prestigiosi.
Il personale? Sicuramente in eccesso, talvolta faraonico, ma francamente la politica adottata all’inizio degli anni ‘90 con la creazione di Alitalia team per tagliare le spese degli assistenti di volo, è stata un’altra scelta fallimentare.
Il terrorismo e la conseguente crisi per tutto il settore? E’ stato un brutto momento, ma almeno in Europa lo si è superato brillantemente: Air France-Klm, negli ultimi tre mesi del 2006, hanno realizzato un utile netto di 244 milioni, il doppio dell’anno precedente.
Un esempio dei criteri dell’attuale gestione è quello che riguarda il volo su Washington.
A chi prova oggi a prenotare un biglietto per ottobre, Alitalia risponde che non può più garantire la tratta.
Siamo cioè alla vigilia di un’altra chiusura: l’azienda ha deciso di non fare più scalo nella capitale degli Stati Uniti d’America. A parte il personale dell’ambasciata e delle maggiori istituzioni di finanziamento multilaterale (Banca mondiale, Iadp, Fondo monetario, eccetera), ci sono migliaia di italiani che lavorano negli uffici di rappresentanza delle grandi imprese.
Ora saranno costretti, per venire a Roma, a fare scalo in qualche altra città europea, con un pesante aumento di costi, il raddoppio dei controlli di sicurezza e un corposo allungamento dei tempi di volo.
Senza contare cosa significa questa scelta per l’immagine del nostro paese e del turismo che, timidamente, cominciava a riaffacciarsi. (Il velino)

Articolo scritto da admin il 15 Set 2006 alle 5:43 am.
Categorie: Compagnie Aeree / Alleanze


close Reblog this comment
blog comments powered by Disqus