A BORDO DELL’A380: IN VOLO DA TOULOUSE BLAGNAC

Il bar è affollato e rumoroso. Parole inglesi, russe, giapponesi, francesi, spagnole si intrecciano fra fiori, tartine e champagne. Si brinda a 10 mila metri d’altezza collaudando nel cielo di Francia il più grande aeroplano della storia, il superjumbo Airbus A-380. Il bar, naturalmente, è in prima classe. Poco distante una grande scala ti porta al secondo piano dove, superato un ingresso con ampi divani, ci sediamo nella poltrona 82K, vicino al finestrino. Una posizione ottima per vedere ciò che succede quando il superjumbo vola. Rulliamo sulla pista e la lunga ala estende i flaps grandi come due tavoli da ping pong per facilitare il decollo. Anche noi prendiamo il volo perché dal soffitto scende uno schermo sul quale scorrono le immagini di una telecamera sistemata in coda. È come essere a cavallo della fusoliera e sotto di noi appare l’immensa ala che consente decolli e atterraggi più brevi, i 4 motori con rumore dimezzato e meno inquinanti, le nuvole grigie e zeppe di pioggia distribuite su Tolosa.


La partenza è silenziosa e altrettanto ovattata è la crociera: la differenza con altri aeroplani è evidente. Il transatlantico del cielo sul quale siamo accomodati è uno dei 5 prototipi utilizzati per i test. Questo è il nono volo che compie e nel marzo dell’anno scorso ad Amburgo è stato protagonista anche della prova di evacuazione in caso d’emergenza degli 853 passeggeri, il massimo in versione turistica. Per svuotarlo sono occorsi 78 secondi.
Poi è stato arredato secondo una formula più tradizionale trasportando in tre classi 519 persone (un centinaio in più del concorrente Jumbo 747 della Boeing): 64 in business più 136 in turistica al secondo piano, 12 in prima classe (con poltrone a 180 gradi) più 307 in turistica al primo piano. Così entrerà in servizio a ottobre con i colori della Singapore Airlines, la prima compagnia ad utilizzarlo. Ma altre, come la britannica Virgin del miliardario Richard Branson, propone soluzioni più seducenti: letti matrimoniali, bagni, sale da gioco e palestra per la ginnastica. Buona la sistemazione in business con poltrone ad alta inclinazione e prese Internet. Un po’ migliorata è la classe turistica, con poltroncine più sottili (ma non più larghe), corridoi leggermente più ampi, bagagliaio sospeso più capiente. Ogni passeggero ha il suo video personale, ma il poco spazio per le gambe ti fa sentire sempre in terza classe. Dalla scala di coda ridiscendiamo proiettandoci verso la cabina dove si governa il gigante con un joystick. Il comandante Peter Chandler, 53 anni, sorride. «Ho diecimila ore di volo, dai Tornado sono passato ai jet civili — racconta —. Portare in cielo questo transatlantico alato non è molto diverso dagli altri Airbus perché i comandi sono gli stessi, e con gli 8 schermi dei computer controlliamo ogni dettaglio». Costruirlo non è stato facile. Il superjumbo europeo da 228 milioni di euro ha sofferto di problemi tecnici che stanno ritardando le consegne dei 166 esemplari causando quasi 5 miliardi di euro di perdite. «Ma il traffico nei prossimi vent’anni si triplicherà — dice il comandante — e solo la grande capienza dell’Airbus A-380 consentirà di evitare l’eccessivo traffico e i rischi conseguenti».
Giovanni Caprara
(www.corriere.it)

Articolo scritto da Carlo Dedoni il 8 Feb 2007 alle 10:18 am.
Categorie: Industria


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