SDL: RIAVVIARE VERA POLITICA DI SETTORE

SDL«Il tempo stringe e la questione Alitalia sembra non avere più la priorità che merita» lamenta SDL in un comunicato che prosegue «SDL continua ad essere convinta che la salvezza della Compagnia passi per un concreto rilancio dell’intero settore. Soltanto uno sforzo congiunto di tutti i soggetti e delle parti sociali interessate, potrà determinare il superamento di una crisi che si protrae da anni.
Occorre elaborare un piano complessivo per il trasporto aereo in Italia e smetterla con approcci dettati più da interessi localistici e campanilistici che da una visione guidata dall’interesse nazionale. Tutti i governi che si sono succeduti non sono riusciti ad affrontare e sciogliere i nodi che hanno ingabbiato le possibilità di sviluppo armonico ed efficiente del nostro Paese che, va ricordato, vanta la previsione di crescita del traffico aereo maggiore tra i paesi europei per gli anni a venire». SDL «propone al nuovo governo una serie di misure che se correttamente perseguite, potrebbero permettere una via d’uscita dalla crisi» e crede necessario «prima di tutto aumentare la massa critica di Alitalia, per riportare la compagnia al ruolo di vettore nazionale di riferimento, con una quota di mercato nazionale del 60-70%. Ciò si può ottenere acquisendo il mercato oggi in mano ad altre compagnie minori, soprattutto italiane, pensando a un piano di integrazione industriale tra vari soggetti. Di pari passo, è fondamentale proseguire nella ricerca di un alleato internazionale che desideri attuare sinergie con Alitalia nell’ottica di una reciproca autodeterminazione» ribadendo un perentorio «No alla cessione passiva della propria autonomia!».


«La logica ossessiva della riduzione dei costi si è rivelata fallimentare - prosegue il documento - privando l’Alitalia di competenze professionali fondamentali e portando a una progressivo indebolimento delle capacità operative della compagnia. I dipendenti Alitalia hanno già in passato affrontato sacrifici che li hanno portati ad avere stipendi notevolmente inferiori ai competitor internazionali e sono stanchi di subire in prima persona scelte industriali sbagliate. Non ultima quella della riduzione degli aerei in flotta, con una conseguente diminuzione dell’attività di lungo raggio che notoriamente è il mercato sul quale le compagnie hanno maggiori possibilità di incremento dei ricavi. Perché non si interviene con decisione sui costi fissi aziendali, spesso fuori controllo, o sui flussi organizzativi aziendali, a volte farraginosi se non doppi? Perché i lavoratori Alitalia sono costretti da anni a convivere con situazioni di disagio e di incertezza, caratterizzate da precariato cronico e contratti che non vengono rinnovati, mentre alti dirigenti e vertici aziendali hanno nel tempo attuato politiche industriali dannose, percependo poi “liquidazioni” da sogno e lasciando i lavoratori a pagare il prezzo delle loro gestioni contraddittorie?
Come è possibile giustificare e alimentare un sistema nel quale di fronte alla condizione drammatica che vive l’Alitalia e alle difficoltà del sistema aeroportuale lombardo, si assiste in parallelo a una crescita del traffico low cost che beneficia in alcuni casi di sovvenzionamenti illeciti da parte delle società di gestione che incentivano in tutti i modi l’aumento del traffico usufruendo anche di “aiuti di stato”? Se ogni aeroporto, ogni società di gestione, ogni ente locale, continuerà a concentrarsi esclusivamente sull’aumento di traffico sulle proprie piste di atterraggio, si rischia di perdere di vista l’obiettivo di un trasporto aereo come industria strategica da sviluppare e armonizzare in maniera coerente e duratura. Perché solo in Italia le low cost possono fare il bello e il cattivo tempo, distruggendo il mercato e rendendolo di fatto una giungla?
E’ necessario quindi un piano nazionale degli aeroporti e una definizione di quelli che devono essere considerati prioritari rispetto agli altri. Sistemi aeroportuali quali quello lombardo, con aeroporti situati a poche decine di chilometri l’uno dall’altro e in concorrenza tra loro, sono esemplificativi della mancanza di equilibrio del settore. Su queste contraddizioni occorre agire con lungimiranza!»
SDL intercategoriale chiude la nota auspicando «che queste indicazioni possano costituire un utile contributo al lavoro che attende il nuovo governo e tutti gli attori presenti nel trasporto aereo. Solo con delle serie politiche di indirizzo e programmazione del settore sarà possibile riavviare l’industria del trasporto e con essa Alitalia».

(P. Varriale, dedalonews.it)

Articolo scritto da mcgyver79 il 20 Mag 2008 alle 8:00 pm.
Categorie: Opinioni, Scioperi e Sindacale - Tags: ,


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