Farnborough 2008: un salone debole per un mercato incerto

Disfatte le valigie, archiviate le cartelle stampa e riposti i gadget di Farnborough, bisogna rispondere alla più inevitabile delle domande: com’è andato il salone che quest’anno festeggiava la sua 60.a edizione? La risposta è facile: poche novità e ancor meno vitalità. La sensazione unanime di giornalisti e addetti ai lavori è quella di un salone “moscio”, sempre più lontano dall’effervescenza del passato o di altri saloni.
Nonostante la partecipazione di oltre 1.500 espositori (il 5% in più della scorsa edizione) con padiglioni sempre più grandi e belli (come ad esempio quello di Finmeccanica), all’impegno degli espositori non ha infatti corrisposto un’analoga ricchezza di contenuti. La sensazione è quella di un momento di incertezza profonda, alimentata in parti uguali dalla crisi economica che strangolando le compagnie aeree limita gli ordini e dall’attesa per l’impatto delle elezioni presidenziali sui programmi militari e l’apertura del mercato americano.
A dirlo sono tanti indicatori. Pochi gli annunci veri: come si può verificare su Dedalonews, persino i mega ordini di Etihad erano stati anticipati da mesi . Poche le novità in cielo: lo stupefacente Lockheed Martin vola dal 1997, si era esibito prima al RIAT di Fairford e, comunque, si è visto solo il primo giorno. Meno le persone, che si tratti di delegazioni o visitatori. In calo il numero di pagine dei tre “show daily” che scandiscono le giornate dei saloni: a giudicare da loro, il salone reale si è chiuso mercoledì sera. Persino l’eco mediatica è stata inferiore al passato.
Se è facile fotografare il quadro complessivo, è più difficile spiegarne la ragioni. Molti operatori attribuiscono il calo delle delegazioni al “divorzio” tra Farnborough e la Defence Export Services Organization (DESO) britannica, in passato una formidabile macchina da guerra in grado di generare interesse e contratti a ritmo impressionante. Per l’Italia, la ridotta presenza di esponenti politici si spiega probabilmente con i lavori parlamentari sulla nuova finanziaria triennale. Per i visitatori forse sta scattando il rifiuto dei prezzi esorbitanti, a partire dai biglietti giornalieri a 23 sterline e dagli alberghi di Londra.
A ben guardare, nessuno di questi elementi sembra decisivo. Dietro questi fattori per così dire “tattici” stanno quelli strategici, dal moltiplicarsi dei saloni regionali (soprattutto nei mercati più ricchi) alla costante riduzione delle “piattaforme” (che, per contrasto, ha fatto risaltare ancor più la dozzina di macchine esposta dal gruppo Finmeccanica), dall’accelerazione del ritmo delle notizie (che nessuno più accumula per i saloni) fino alla sempre maggior durata di programmi e contratti (con stabilità dei bilanci ma riduzione delle novità).
Gli organizzatori potranno forse compensare l’impoverimento industriale con il potenziamento della parte di spettacolo, come è già avvenuto quest’anno con il redivivo bombardiere Avro Vulcan e lo splendido Douglas DC-6, ma è difficile credere che in quel caso le aziende siano disposte a mantenere un livello di partecipazione che oggi per i grandi gruppi è nell’ordine dei 7-8 milioni di euro. Forse è ora di pensare ad un solo salone europeo o alla sostituzione del mega salone con tanti eventi di settore (tipo EBACE o Heli-Expo), più maneggevoli per tutti. Compresi i poveri giornalisti, costretti a saltare da una conferenza stampa all’altra senza quasi il tempo di scrivere ciò che hanno visto e sentito.

(G. Alegi - dedalonews.it)

Articolo scritto da N176CM il 21 Lug 2008 alle 12:41 pm.
Categorie: Aeronautica, Eventi e Manifestazioni - Tags:


close Reblog this comment
blog comments powered by Disqus