IATA: PERDITE PER 5,2 MILIARDI DI DOLLARI NEL 2008

Bisignani - IATALa rinascita di Alitalia dovrà anche confrontrasi con la difficile situazione del trasporto aereo. Potrebbe essere questa la lettura italiana delle previsioni annunciate oggi da Giovanni Bisignani, Direttore Generale e Amministratore Delegato di IATA, nonché, per ironia della sorte ex ad di Alitalia, che ha annunciato che secondo le stime dell’organizzazione l’industria del trasporto aereo soffrirà perdite stimate in 5,2 miliardi di dollari nel 2008, dichiarando che «La situazione rimane desolante. La micidiale miscela tra gli alti prezzi del petrolio e la caduta della domanda continua ad avvelenare la redditività del settore». «Anche se c’è stato qualche calo nel prezzo del petrolio negli ultimi mesi, - ha proseguito Bisignani - la media annua è di 113 dollari a barile. Questo significa 40 dollari a barile più dei 73 dollari a barile di media nel 2007, il che spinge il costo per carburante del settore da 50 miliardi di dollari ai 186 miliardi di dollari previsti quest’anno», prevedendo che «il carburante salga al 36% dei costi operativi, mentre nel 2002 ne rappresentava solo il 13%».

I dati di IATA per il mese di luglio mostrano, rispetto allo stesso mese dello scorso anno, un calo della domanda dell’1,9% ed un coefficiente di carico sceso al 79,9%. Non migliore è la situazione nel settore merci, che mostra una contrazione media della domanda dell’1,9% rispetto al 2007, che diventa del 6,5 per i vettori dell’area Asia-Pacifico. %.”.«Vista la prospettiva di un indebolimento economico, la IATA - recita una nota dell’organizzazione - ha corretto significativamente verso il basso le sue previsioni per i mercati nazionali e internazionali. Il traffico passeggeri si aspetta ora che cresca in media del 3,2 per cento (era al 3,9%) e i volumi di merce trasportata per via aerea solo dell’1,8 per cento (era del 3,9%) ossia solo la metà del tasso di espansione osservato nel 2007.» «I vettori nord-americani dovrebbero registrare perdite per 5 miliardi di dollari nel 2008, un record negativo nella crisi del settore. Nell’area Asia-Pacifico ci si aspetta di vedere i profitti calare dai 900 milioni di dollari del 2007 ai 300 milioni di dollari di quest’anno. I profitti europei crolleranno di sette volte dai 2,1 miliardi di dollari del 2007 ai 300 milioni del 2008. I profitti in Medio-Oriente scenderanno dai 100 milioni di dollari del 2007 a 200 milioni. I vettori africani e dell’America Latina assisteranno a perdite calando rispettivamente a 300 e a 700 milioni di dollari». In una sua prima stima per il 2009 IATA prevede un impatto negativo della debole crescita della maggior parte delle economie sul traffico aereo di merci e di passeggeri. «Con un prezzo del petrolio previsto in 110 dollari a barile (136 dollari il combustibile per aerei) e un proseguimento nell’indebolimento della crescita (2,9% tkp), ci si aspetta che le perdite per il settore continuino fino a 4,1 miliardi di dollari. Si prevede che la spesa per il carburante aumenti, mentre gli strumenti finanziari offrono meno protezione, a 223 miliardi di dollari fino a rappresentare il 40 per cento delle spese operative». Ha dichiarato Bisignani: «Anche se ci aspettiamo un miglioramento dei profitti di circa 1 miliardo di dollari nel prossimo anno, il settore sarà in rosso per una cifra pari a 4,1 miliardi di dollari. Questa crisi sta rimodellando il settore in un modo più grave dello shock sulla domanda della SARS o dell’11 settembre. Quando il carburante va dal 13 per cento dei tuoi costi al 40 per cento in sette anni implicando un aumento dei costi di 183 miliardi di dollari, semplicemente non puoi continuare a lavorare come prima. E’ necessario che ci siano dei cambiamenti fondamentali. Le compagnie aeree hanno ridotto i costi non-fuel del 18 per cento dal 2001. Gli aeroporti e i fornitori dei servizi di navigazione aerea devono unirsi in questo sforzo. Una migliore efficienza è decisiva, ma non può assorbire totalmente l’impatto dei prezzi del carburante che salgono alle stelle. Questa crisi sta mettendo in evidenza la necessità di una maggiore libertà commerciale. Le compagnie aeree stanno affrontando delle sfide enormi. Per avere successo e continuare a dare un posto di lavoro a 32 milioni di persone e sostenendo un’attività economica di 3,5 trilioni di dollari, le compagnie aeree devono essere in grado di lavorare come in qualsiasi altra attività. Nel 2008, hanno chiuso più compagnie aeree che dopo l’11 settembre. Per curare la malattia strutturale del settore, resa ancora più ovvia dall’alto prezzo del petrolio, abbiamo bisogno di una forte dose di liberalizzazione. Gli incontri USA-EU alla fine di questo mese sono un’occasione per migliorare le restrizioni sulla proprietà in un mercato importante. La IATA sta prendendo l’insolita iniziativa di facilitare un dialogo globale in una Agenda per la Libertà che si terrà a Istanbul il prossimo mese. Limitarsi ad affrontare con coraggio l’attuale tempesta non basta. Dobbiamo cogliere l’opportunità di questi tempi straordinari per permettere dei cambiamenti straordinari che rafforzino il nostro settore con delle normali libertà commerciali».

(P. Varriale, dedalonews.it)

Articolo scritto da mcgyver79 il 4 Set 2008 alle 7:13 am.
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