L’esperienza UHB

Nel 1987, un nuovo sistema di propulasione, conosciuto come “ventilazione non indotta“, o UHBUltra High Bypass engine) venne sviluppata da General Electric per essere utilizzata sui McDonnell Douglas MD-80. (


Un motore convenzionale



Il motore UHB, che crea un’accelerazione dell’aria creando più potenza

Questo sistema è un ibrido tra un turbojet e un propeller, e venne sviluppato per risolvere i più comuni problemi dei motori jet: più aria entra nel motore, più potenza si ha, ma più inefficiente diventa il motore stesso.
Questo è dovuto al fatto che cambiare velocità dell’aria entrante (usandola per la combustione) prende energia.
Per i migliori risultati, la velocità dell’aria dovrebbe essere cambiata solo un poco per volta.
I moderni jet usano solo una piccola parte dell’aria per la combustione. Il resto passa intorno al condotto per la combustione e, accelerata dalla ventilazione, sviluppa ulteriore potenza.
La General Electric tentò di realizzare il motore UHB, basandosi sul fatto che maggiore è la ventilazione, maggior potenza può generare. E la ventilazione del motore UHB sviluppato, come si può vedere dalle foto a destra, era così grande che doveva essere sistemato fuori dal motore.
Il motore rendeva il 45% in più rispetto che un turbofan (di potenza d’uscita uguale), e in più risultava un minor consumo di carburante.

L’UHB era destinato, secondo i programmi di McDonnell Douglas, ad essere il motore standard per i futuri MD-91 e MD-92, tanto che per l’MD-92 la McDonnell ricevette più di 900 ordini, dopo che le compagnie aeree avevano visto all’opera i primi prototipi.
Purtroppo uno degli svantaggi maggiori del motore UHB era la rumorosità, molto maggiore rispetto ai motori tradizionali, e dato che alla fine degli anni ‘80 la silenziosità era una delle caratteristiche più importante per i moderni aerei di linea, il progetto venne abbandonato.

Share/Save/Bookmark