TRIP REPORT – HONG KONG E CHENGDU (CINA) CON CATHAY PACIFIC E CATHAY DRAGON – DAY 4

Martedì 14 febbraio è il giorno designato per la prosecuzione del viaggio verso Chengdu, nella regione cinese del Sichuan; area dalle mille sfacettature, è la zona in cui vivono la maggior parte dei panda rimasti sulla Terra (stimati in 1800 esemplari circa). Il sogno di andare a vedere la Panda Base mi accompagnava da qualche anno, una precedente pianificazione di viaggio era andata a monte il giorno prima della partenza ma questa sembra essere la volta buona.

Il volo da Hong Kong a Chengdu sarà operato con A330 di Cathay Dragon, ex Dragonair, la controllata di Cathay Pacific dedicata al corto e medio raggio. Il brand KA, in fase di rinnovamento, prevede il mantenimento dei tratti distintivi specifici ma una maggiore integrazione dei servizi per poter espandere ed equiparare la qualità dei servizi offerti). Fanno parte del processo di integrazione anche il retrofit dei velivoli – ma Cathay Dragon manterrà tratti distintivi ispirati dalla Cina contemporanea – l’adeguamento della livrea, l’unione della parte IT con il lancio di un sito web globale.

Il volo è schedulato dopo le h. 10:00, ma sono passati pochi minuti dalle h. 7:00 quando mi presento al banco “Bag Drop” con il mio collo da stivare e la carta d’imbarco sullo smartphone; 15 secondi dopo l’addetta, con un’apparente smarrimento in corso, chiama una responsabile per – credo – decifrare ciò che le compare a video. A seguito del duplice controllo scopro con ulteriore piacere di essere stato di nuovo upgradato in business class, in più mi viene consegnato un talloncino simil-boarding pass che mi apre le porte di tutte le lounges aeroportuali di Cathay Pacific.

Mi ero lasciato la sera prima a CX City proprio ricevendo l’invito verbale a visitarle, in questo frangente la possibilità si concretizza e si estende ulteriormente (posso accedere anche alle lounge di First!).

Sempre in bilico tra profonda riconoscenza e stupore, per non avere ancora capito cosa avessi fatto per meritarmi tutto ciò, saltello a mò di camoscio d’oro in direzione dei controlli di sicurezza e successivamente mi incammino verso i gate dal 60 in poi con l’intenzione di visitare la lounge The Pier – First Class (è nuova, è qui, posso entrare… non perderò l’occasione della vita!). Vi accedo di fatto in punta di piedi, The Pier è uno degli orgogli di Cathay Pacific e sono estremamente curioso di scoprire cosa offre. Ed ecco, per aiutare a rendere l’idea, qualche scatto della lounge medesima: non è molto trafficata essendo una lounge di First, ma ci sono dei momenti in cui trovo difficoltoso eseguire uno scatto senza inquadrare altre persone.

La permanenza in loco viene spesa consumando uno smoothie e un caffé, immediatamente dopo risalgo al piano superiore – quello dei gate – per scattare un po’ di foto aggiuntive e poi attendere l’apertura della fase di imbarco.
Ho tempo a sufficienza per vagare un po’, scattare in più posizioni, vedere il mio A330-300 posizionarsi alla piazzola in attesa dell’imbarco

E finalmente ci si imbarca per la prima volta su un velivolo di Cathay Dragon: la configurazione della business è a 2+2+2, con comunque abbondante spazio per tutti. Unico “neo” che noterò sarà la presenza, sotto il sedile di fronte, di un enorme spazio per lo storage del bagaglio a mano (chiaramente oltre alla generosa cappelliera) che ha la prerogativa di essere un po’ scivoloso: infatti appena ci stacchiamo da terra la borsa del laptop scorre indietro e mi finisce tra i piedi. Ovviamente la riposiziono subito alla bell’e meglio con i limiti di movimento imposti dalla cintura allacciata, e da quel momento fino al termine della prima fase di salita il fermo della borsa sarà il mio piede. Nel momento in cui il rateo di salita cala un po’ il bagaglio incriminato rimane fermo da solo.

Il volo è più che piacevole, e nelle due ore e mezza di volo c’è abbondante tempo per essere coccolati con una ricca colazione.

Piacevolmente il logbook di questo volo viene riempito con i dettagli e un simpatico commento (verrà postato una volta fatta la scansione). Si note il tocco femminile del Primo Ufficiale.

Trascorse due ore abbondanti di volo si atterra in una piovigginosa Chengdu, destinazione finale del viaggio; sbarco denso di ringraziamenti al personale di condotta e di cabina, e poi giù dal finger. L’area arrivi fa subito capire qual è l’attrazione principale della città.

Ritiro del bagaglio consegnato con priorità, e ci si fionda all’esterno del terminal cercando di cavare un ragno dal buco. L’hotel è localizzato all’estremità opposta rispetto all’aeroporto, quindi è escluso l’utilizzo dei mezzi pubblici; ripiego su un taxi, che in meno di 3/4 d’ora e un migliaio di infrazioni al codice della strada locale mi conduce all’hotel. Nonostante non si sia passati dal centro città ho imparato qualche usanza cinese al volante, ma prima di considerare l’Italia come una piccola Scandinavia al loro cospetto mi riservo di valutare meglio ciò che ho visto.

Arrivo al Crowne Plaza Chengdu Panda Garden caricato a pallettoni, ho finalmente raggiunto uno dei luoghi che anche nel 2014 avevo in previsione di visitare (prima che tutto implodesse, come già detto nel report del primo giorno). Sono a destinazione, mi gusto la struttura certamente più che apprezzabile in mezzo al verde di una zona abbondantemente oltre il centro città, poi scendo in piscina per fare un po’ di movimento dopo tutte le ore passate seduto… così ci attaccherò la doccia e tanti saluti.

Al termine mi prendo un’oretta di “nap time”, e pochi minuti dopo le 19 locali mi reco in uno dei due ristoranti dell’hotel per una cena a buffet.

Ormai ci siamo, poche ore mi separano dal mio obiettivo principale: la visita alla Panda Base.

Mi addormento come un bambino, non prima di aver regolato la sveglia sulle 6:30. In un’ora e mezza dovrò fare colazione, prepararmi e scendere nella hall per attendere lo shuttle che mi porterà a vedere i simpatici animaletti.