Il senso di una scelta

In quest’area si discute di Aeroclub, di brevetti commerciali / ATPL integrato, di ultraleggeri, di scuole e corsi relativi all'aviazione civile

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Lampo 13
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Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 18 luglio 2016, 14:04

Posto qui, luogo di dubbi e speranze, paure e desideri una passo preso da "Le nozze di Cadmo ed Armonia" di Roberto Calasso che mi è tornato alla mente leggendo le richieste ed i tentennamenti che spesso vengono in questo thread descritti:

"... A Dodona, i consultanti interrogavano la quercia perché Zeus li guidasse nell'intrico degli dèi. L'angoscia del consultante non sorge dal dubbio se occorra o no sacrificare. L'angoscia sorge dal dubbio di sacrificare al dio sbagliato. E nulla è così triste come i sacrifici agli dèi sbagliati. Di questi è fatta la più larga parte della vita."

No, non sono i vaneggiamenti di un vecchietto, solo una occasione per invitarvi a fare chiarezza nella vostra mente. Due giorni fa stavo parlando con un padre che invitava il figlio a darsi da fare, a studiare, affermando la sua buona conoscenza dell'inglese, peraltro smentita dal figlio; avrebbe potuto trovare il modo di pagargli gli studi e le ore per l'APPL, un investimento diceva, che avrebbe poi fruttato al figlio soldi, posizione ed avventure.
Il "pargolo" mostrava un assoluto disinteresse relativamente al volo ed un grande interesse ai Pokemon attorno.

Di nuovo, cosa voglio dire?
I nostri comuni Padri greci avevano già capito, più di 3.000 anni fa, che il nostro mondo è duale. In ogni cosa si nasconde il suo contrario, nulla può esistere senza che esista anche, allo stesso tempo e spesso al suo interno, ciò che gli è opposto, addirittura nemico.
Cosa sarebbe un inseguitore senza l'inseguito? Solo un pazzo scalmanato. Cosa sarebbe il giorno senza la notte? Una ininterrotta condizione di luce perenne, senza identità, ci vuole il buio della notte per dare senso alla luce del giorno... ed è così per qualunque cosa, non esiste felicità senza dolore, non esiste vita senza la morte.

Tornando al Forum, mi sento di consigliare un'attenta auto analisi, la ricerca della comprensione di ciò che davvero stiamo cercando, desiderando, sognando.
Fare il Pilota è bello, sono felice di esserlo stato, ma non è che un aspetto di una scelta di vita, e come tutte le scelte pretende in cambio una perdita, insita in sé.

Si vola per il mondo, Comandanti di A380, in divisa, con un equipaggio che è al tuo fianco per aiutarti, per compiere nel modo migliore le incombenze assegnate. Quando si cammina nei terminal i bambini ti guardano, magari anche qualche Signora, molti ti invidiano e si creano fantasie sulla vita che fai e mentre voli senti di avere nelle mani il controllo di un mostro metallico che, contro ogni evidenza istintiva, rimane in aria docile e potente, trasportando tutti da un luogo ad un altro.

Ma.
Ma all'interno di ciò c'è il suo contrario; sorvolo di parlare dei rischi, statisticamente irrisori anche per chi vola per centinaia di ore l'anno, ma voglio parlare delle conseguenze che si pagano con questa scelta, della vita di chi ha scelto questa carriera.

I soldi. Oggigiorno se ne devono spendere molti, moltissimi, da poter mettere in crisi una famiglia per ottenere quei brevetti che NON sono assolutamente una garanzia di successo.
I soldi. Oggigiorno i guadagni che arrivano non sono più allettanti come un tempo, dipende dal caso, dalla fortuna, dal momento, negli Usa c' una categoria di Piloti "poveri", Primi Ufficiali di Compagnie minori che guadagnano meno di 1.500 dollari al mese, magari per anni, magari per tutta la carriera.
La famiglia. Si è "altrove", si evitano incombenze fastidiose, niente pranzo della domenica con la suocera, niente comunione di una nipote di terzo grado della moglie, niente correre dalla scuola alla piscina, a casa a fare i compiti per i due pargoli.
La famiglia. E' lontana, e la lontananza spesso può voler dire perdita di intimità, di complicità con la moglie, quella del Pilota è una carriera ad alto rischio di divorzio; i figli crescono veloci ed a volte quasi di nascosto di chi non c'è. La casa diventa a volte come uno degli innumerevoli alberghi dove si dorme; mangiare da soli al ristorante od anche in compagnia di qualche collega con cui si finisce quasi inevitabilmente a parlare di lavoro, diventa dopo qualche anno difficile da sopportare.
Gli amici. Nel tuo turno mensile puoi anche non avere nemmeno un week ed libero: sei di mercoledì, i tuoi amici sono al lavoro, i figli a scuola, la moglie al lavoro o a fare commissioni e tu sei solo come un cretino a cercare di inventarti la giornata; poi parti per il week end mentre i tuoi amici si vedono per il calcetto, o la pizza o a cena da qualcuno.
Tu no, sei fuori, torni martedì...

Insomma, voglio dire, come per tutte le attività umane, come in tutte le cose della vita, guardate sempre alla complessità, sia al nero che al bianco, sia al caldo che al freddo, solo dopo, quando avrete una ragionevole sicurezza di esservi davvero chiarite le idee, fate una scelta e, a quel punto, perseguitela con ostinazione!

Scusate il disturbo.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da bande » 18 luglio 2016, 17:44

Post da mettere in evidenza :wink:
Questo è un discorso che viene fatto ad ogni giovane entusiasta che vorrebbe entrare nel mondo dell'aviazione, e che ogni giovane entusiasta, finchè lo è davvero, liquida subito perchè vuole solo vedere realizzato il suo sogno.
Non ho mai desiderato fare il pilota, ho scelto la manutenzione che non ha nemmeno quell'aura mitologica che hanno i naviganti, se ne parla poco e il passeggero medio magari non immagina nemmeno che esistiamo.
Però queste cose sono state dette anche a me, e anche io ho scelto di tenerle presente ma andare avanti comunque, ora anche se ho iniziato da pochi mesi non sono affatto pentito, la soddisfazione che mi dà il lavoro e vedere che giorno per giorno mi arricchisco di esperienza e nuove conoscenze ripaga ampiamente il fatto di condurre una vita più "scomoda" e meno lineare di quella dei miei coetanei che fanno lavori di ufficio :wink:

Vedere un pezzo di ferraglia staccare le ruote da terra, sapendo che ha potuto farlo grazie anche al mio lavoro, dà una soddisfazione che auguro a tutti quelli che vogliono intraprendere una carriera nell'aviazione, in qualsiasi campo :D
La stessa soddisfazione che ti fa tornare a casa alle 8 del mattino stanco e scombussolato ma sapendo che hai imparato qualcosa di nuovo, o che sei diventato un pochino più bravo a fare qualcosa!

In bocca al lupo a tutti, qualsiasi sia la vostra ambizione :wink:

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Red.Captain » 18 luglio 2016, 20:12

Grazie per l'intervento Lampo... tutto assolutamente vero.. erano in gamba i greci..
Cit.:"... non pensare mai al destino, perchè il destino è il pretesto dei falliti." P.N.

... volare per me è il modo per avere completezza nella percezione delle dimensioni, osservare dall'alto e scrutare la Terra dalla sua prospettiva migliore, sentire l'energia dell'aria...

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da njko98 » 18 luglio 2016, 21:09

Intervento che mi ha messo i brividi.. Da dire ad ogni aspirante pilota che è in procinto di cominciare il suo corso..
Spero tanto lo facciano anche a me tra qualche anno..
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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da tartan » 19 luglio 2016, 13:47

bande ha scritto:Post da mettere in evidenza :wink:
Questo è un discorso che viene fatto ad ogni giovane entusiasta che vorrebbe entrare nel mondo dell'aviazione, e che ogni giovane entusiasta, finchè lo è davvero, liquida subito perchè vuole solo vedere realizzato il suo sogno.
Non ho mai desiderato fare il pilota, ho scelto la manutenzione che non ha nemmeno quell'aura mitologica che hanno i naviganti, se ne parla poco e il passeggero medio magari non immagina nemmeno che esistiamo.
Però queste cose sono state dette anche a me, e anche io ho scelto di tenerle presente ma andare avanti comunque, ora anche se ho iniziato da pochi mesi non sono affatto pentito, la soddisfazione che mi dà il lavoro e vedere che giorno per giorno mi arricchisco di esperienza e nuove conoscenze ripaga ampiamente il fatto di condurre una vita più "scomoda" e meno lineare di quella dei miei coetanei che fanno lavori di ufficio :wink:

Vedere un pezzo di ferraglia staccare le ruote da terra, sapendo che ha potuto farlo grazie anche al mio lavoro, dà una soddisfazione che auguro a tutti quelli che vogliono intraprendere una carriera nell'aviazione, in qualsiasi campo :D
La stessa soddisfazione che ti fa tornare a casa alle 8 del mattino stanco e scombussolato ma sapendo che hai imparato qualcosa di nuovo, o che sei diventato un pochino più bravo a fare qualcosa!

In bocca al lupo a tutti, qualsiasi sia la vostra ambizione :wink:
Bravo e bravo!
La mia vita è dove mi spendo, non dove mi ingrasso!
Prima o poi si muore, non c'è scampo, l'importante è morire da vivi.
http://web.tiscali.it/windrider/
Prima di pretendere un diritto devi assolvere almeno ad un dovere.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Anguent » 22 luglio 2016, 15:26

Grande Lampo :)

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da andrea0 » 22 luglio 2016, 16:33

Grazie mille.. Bisogna stare attenti prima di fare una scelta del genere... c'è sempre il rischio di sottovalutare il lavoro, e presi dall'entusiasmo si rischia di incorrere in un tipo di vita che non si vuole fare. Bisogna pensarci molto, senza fare scelte affrettate.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Maxx » 25 luglio 2016, 12:32

Ste, come cambia la vita da militare a civile dai punti di vista che hai evidenziato nel tuo intervento?

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 25 luglio 2016, 13:32

Maxx ha scritto:Ste, come cambia la vita da militare a civile dai punti di vista che hai evidenziato nel tuo intervento?
Sono due cose completamente diverse.

Da militare...
c'era il "VOLO", hai tra i 20 e i 30 anni e ti mettono un reattore sotto il c**o... e ci vai in giro.
Pensa a chi si compra la moto e si "arrapa"... Però c'è la disciplina militare, devi dire sissignore anche a chi consideri un cretino: "Si saluta il Grado, non la persona!". Ai miei tempi la sistemazione logistica era precaria, ti presentavi al Gruppo il lunedì mattina e ti dicevano: "Che ci fai qui, dovevi essere a Trapani!".
... e poi c'è il rischio di dover ammazzare qualcuno.
Era la cosa più difficile da accettare per me.
Ci volevano mandare a Cipro per fare la copertura aerea ai Bersaglieri di stanza a Beirut. Chiesero dei volontari.
Io mi proposi, ero uno dei pochi senza famiglia, mi sembrava giusto che andassi io e quelli come me. Non ho dormito bene per tre giorni, non avevo paura di essere ucciso perché in AMI ti senti invincibile, invulnerabile, altrimenti col cavolo che andresti in volo (per ogni Collega morto c'era la giustificazione che LUI aveva sbagliato e che a te non avrebbe potuto mai succedere, tu eri troppo bravo...), la mia paura era di dover uccidere qualcuno.
Poi, dopo tre giorni, i "grandi capi" decisero che la copertura degli USA era più che sufficiente e cancellarono il programma di rischieramento. Meglio così.
Il Volo era incredibile, eri tutt'uno con la macchina, non pilotavi, ti muovevi come se l'aereo fosse una tua estensione... fantastico!

Da civile...
era il tuo lavoro, impegnativo, bello, anche prestigioso ai miei tempi. Si guadagnava molto meglio, si girava per il mondo... niente più "VOLO" ma procedure, standard, manuali, simulatori, lezioni, esami, gestione, carriera...
Bello anche quello, totalmente diverso... c'era chi diceva che si passava da una Formula Uno ad un Taxi ed in qualche modo aveva anche ragione, anche se era una esagerazione. Un lavoro più adatto dai 30 anni in poi.

Insomma, sono state due belle esperienze, ma se dovessi avere l'opportunità di un volo su un B747 di ultima generazione o su un Typhoon, sceglierei senz'altro il secondo... e magari mi ci ammazzerei! :oops:

Meglio ancora un volo su un P51 Mustang! :bounce:

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da fabrizio66 » 26 luglio 2016, 19:51

Ho sempre avuto la fissa per gli aerei civili, quelli militari molto meno.
Gli unici aerei con le stellette che mi hanno sempre appassionato erano quelli da trasporto.
G222 c 130 e cosi via però il thypoon e veramente bello.
Ammazza quanto cammina e che sensazione di potenza.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 26 luglio 2016, 20:52

fabrizio66 ha scritto:Ho sempre avuto la fissa per gli aerei civili, quelli militari molto meno.
Gli unici aerei con le stellette che mi hanno sempre appassionato erano quelli da trasporto.
G222 c 130 e cosi via però il thypoon e veramente bello.
Ammazza quanto cammina e che sensazione di potenza.
Il C130 è un grandissimo aeroplano, ha fatto la storia del trasporto militare, il G222 un cesso a rotelle,
costava uno sproposito e portava un carico ridicolo ad una distanza minima rispetto al C130.
Si sviluppò solo per far lavorare l'industria italiana.

Riguardo al Typhoon... immagina quella sensazione di potenza sotto il c**o! :bounce:

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da MartaP » 26 luglio 2016, 22:15

Lampo 13 ha scritto:I nostri comuni Padri greci avevano già capito, più di 3.000 anni fa, che il nostro mondo è duale. In ogni cosa si nasconde il suo contrario, nulla può esistere senza che esista anche, allo stesso tempo e spesso al suo interno, ciò che gli è opposto, addirittura nemico.
...
Tornando al Forum, mi sento di consigliare un'attenta auto analisi, la ricerca della comprensione di ciò che davvero stiamo cercando, desiderando, sognando.
Fare il Pilota è bello, sono felice di esserlo stato, ma non è che un aspetto di una scelta di vita, e come tutte le scelte pretende in cambio una perdita, insita in sé.

Ma.
Ma all'interno di ciò c'è il suo contrario; sorvolo di parlare dei rischi, statisticamente irrisori anche per chi vola per centinaia di ore l'anno, ma voglio parlare delle conseguenze che si pagano con questa scelta, della vita di chi ha scelto questa carriera.
...La famiglia. E' lontana, e la lontananza spesso può voler dire perdita di intimità, di complicità con la moglie, quella del Pilota è una carriera ad alto rischio di divorzio; i figli crescono veloci ed a volte quasi di nascosto di chi non c'è. La casa diventa a volte come uno degli innumerevoli alberghi dove si dorme; mangiare da soli al ristorante od anche in compagnia di qualche collega con cui si finisce quasi inevitabilmente a parlare di lavoro, diventa dopo qualche anno difficile da sopportare.
Gli amici. Nel tuo turno mensile puoi anche non avere nemmeno un week ed libero: sei di mercoledì, i tuoi amici sono al lavoro, i figli a scuola, la moglie al lavoro o a fare commissioni e tu sei solo come un cretino a cercare di inventarti la giornata; poi parti per il week end mentre i tuoi amici si vedono per il calcetto, o la pizza o a cena da qualcuno.
Tu no, sei fuori, torni martedì...

Insomma, voglio dire, come per tutte le attività umane, come in tutte le cose della vita, guardate sempre alla complessità, sia al nero che al bianco, sia al caldo che al freddo, solo dopo, quando avrete una ragionevole sicurezza di esservi davvero chiarite le idee, fate una scelta e, a quel punto, perseguitela con ostinazione!
Non fa una piega... :wink:

Sono situazioni che anche chi lavora nella sanità, come me, ha avuto il "piacere" di vivere... :roll:

Tranne il fatto che diventare infermiere o medico, economicamente parlando, è alla portata di tutti, poi la vita, quando inizi a lavorare, è quasi ( e sottolineo "quasi":non siamo certo al livello dei piloti..) la stessa: turni allucinanti, carico di lavoro pazzesco ( io avevo in carica minimo 20 pazienti, in una Medicina ad Alta Intensità di Cure", con otto pazienti monitorizzati..si scrive "Primary Nurse" ma si legge " ellamadonna" ) ...weekend col binocolo e preghiere che qualcuno non si ammalasse all'ultimo momento, il riposo non era più tale...reperibile, ma gratis.....amici che non vedi mai, famiglia trascurata...bestemmie in arabo di tuo marito...e tutto per uno stipendio di 1400-1600 euro al mese... 1800 se fai 6-8 notti, o se fai Natale, Pasqua, Capodanno o altro...ma auguri, tanti auguri....

Non è un caso, se ho lasciato l'ospedale: nell'ultimo periodo io, mio marito e mia figlia potevamo uscire insieme una domenica ogni cinque...io sono stata fortunata: almeno ho potuto scegliere...io amo il mio lavoro, ma non fino al punto di fare i turni massacranti che ci sono ora.. e fino a 65 anni...

Alle volte, avere le idee chiare e fare una scelta non è sufficiente... :| io , perlomeno, non so se ho ancora l'intenzione di perseguire questo lavoro... :roll: sono in pausa di riflessione...

che dite, faccio il PPL? :mrgreen:

( tanto duro due mesi.... poi mi cacciano... :lol: )
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"Spock?" "Sì?" "A proposito delle colorite metafore di cui abbiamo parlato, penso che tu non debba più cercare di farne uso." .."m***a, non lo farò più."

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da la franci » 26 luglio 2016, 23:18

wow.... Lampo.... grazie... e grazie a quelli che hanno contribuito sotto....
tempo di scelte per me... di notti insonni... di valutazioni, calcoli, tabelle, conti e pensieri!
quello che c'è scritto qui vale per tutte le professioni... e spesso calcolare bene i pro e i contro non è un'impresa così facile...
è estremamente vero che per vedere il rovescio della medaglia non bisogna necessariamente "guardare l'altra faccia" ... è questo il bello... è questo che crea equilibrio...
non conosco la percentuale di divorzio tra i piloti... mi fido... di quello che dici... e allargo il campo a tutte le professioni che impongono una convivenza con altre persone, una conoscenza di altre culture, uno spazio solitario in cui meditare.... tutte grandi ricchezze che spesso, il resto del mondo non può permettersi di conoscere... facile per chi frequenta pochi colleghi, sempre gli stessi amici, corre a casa dopo il lavoro e limita il suo crescere a ciò che hanno insegnato i genitori...facile vivere l'intera esistenza senza dubbi o liti esorbitanti!!!! ma quante cose si perde? ma quante esperienze non vivrà? ma quanti cibi non assaggerà? ma quante parole non ascolterà????
io.... tra la passione e la comodità non ho dubbi su cosa scegliere... la possibilità di seguire la passione al punto tale da farne il proprio lavoro è una fortuna che pochi grandi uomini hanno... spesso si guarda solo il lato negativo delle cose... ci lamentiamo se abbiamo il raffreddore ma non ho mai visto nessuno gioire perché respira a pieni polmoni! sarà intrinseco nello spirito di sopravvivenza... ok... ma mi piacerebbe trovare l'aspetto positivo proprio in quello che è stato detto! così nel tuo discorso, Lampo, vorrei sottolineare quell'aspetto bellissimo del "vivere fuori casa"... assaporando tutto ciò che ci viene permesso di conoscere senza limitare la propria conoscenza... e... aprire la porta di casa ad ogni ritorno... perché è lì, esattamente lì, che vuoi tornare!

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da spiridione » 27 luglio 2016, 8:19

Lampo 13 ha scritto: Il C130 è un grandissimo aeroplano, ha fatto la storia del trasporto militare, il G222 un cesso a rotelle,
costava uno sproposito e portava un carico ridicolo ad una distanza minima rispetto al C130.
Si sviluppò solo per far lavorare l'industria italiana.

Riguardo al Typhoon... immagina quella sensazione di potenza sotto il c**o! :bounce:
Beh, insomma.... coll'evoluzione a C27/Spartan dovrebbe essere migliorato molto, no???

Mi risulta che piaccia molto anche agli yankees.... :roll:
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Ho volato su un MD80 così vecchio, che sulla porta di una toilette c'era scritto ORVILLE
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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 27 luglio 2016, 8:31

spiridione ha scritto:
Lampo 13 ha scritto: Il C130 è un grandissimo aeroplano, ha fatto la storia del trasporto militare, il G222 un cesso a rotelle,
costava uno sproposito e portava un carico ridicolo ad una distanza minima rispetto al C130.
Si sviluppò solo per far lavorare l'industria italiana.

Riguardo al Typhoon... immagina quella sensazione di potenza sotto il c**o! :bounce:
Beh, insomma.... coll'evoluzione a C27/Spartan dovrebbe essere migliorato molto, no???

Mi risulta che piaccia molto anche agli yankees.... :roll:
Del C27 non so nulla, del G222 so quello che mi raccontavano i colleghi che ci volavano...

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Maxx » 27 luglio 2016, 9:31

Lampo 13 ha scritto: Insomma, sono state due belle esperienze, ma se dovessi avere l'opportunità di un volo su un B747 di ultima generazione o su un Typhoon, sceglierei senz'altro il secondo... e magari mi ci ammazzerei! :oops:
Il cugino di mia mamma mi diceva che pilotare il Typhoon è facile (parole testuali), lui l'ha pilotato a 62 anni senza difficoltà, certo con tutto il bagaglio di esperienza su buona parte degli aerei militari occidentali degli ultimi 40 anni. Premi un bottone e quello si avvia, la condotta di volo è intuitiva, istintiva, non devi preoccuparti di niente che non sia la missione. Lui pensa a tutto per te. L'F-35 spinge questo concetto 20 anni più avanti (non voglio aprire altre discussioni che non c'entrano niente!).

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 27 luglio 2016, 9:54

Maxx ha scritto:
Lampo 13 ha scritto: Insomma, sono state due belle esperienze, ma se dovessi avere l'opportunità di un volo su un B747 di ultima generazione o su un Typhoon, sceglierei senz'altro il secondo... e magari mi ci ammazzerei! :oops:
Il cugino di mia mamma mi diceva che pilotare il Typhoon è facile (parole testuali), lui l'ha pilotato a 62 anni senza difficoltà, certo con tutto il bagaglio di esperienza su buona parte degli aerei militari occidentali degli ultimi 40 anni. Premi un bottone e quello si avvia, la condotta di volo è intuitiva, istintiva, non devi preoccuparti di niente che non sia la missione. Lui pensa a tutto per te. L'F-35 spinge questo concetto 20 anni più avanti (non voglio aprire altre discussioni che non c'entrano niente!).
La generazione dei caccia "difficili" da pilotare finì con la mia generazione di Piloti. I vari F-104, G91T, F-4, etc. cominciarono ad essere sostituiti con aeroplani "facili". I miei primi colleghi sul Tornado ne parlavano come di un aeroplano che si pilotava come un Macchino, gli F-15 erano dei padri di famiglia, l'F-16 fu all'inizio disastroso ma solo perché era l'aereo di transizione al FBW, ai 9G, al cockpit tutto "fuori".
In effetti ciò forniva al Pilota la possibilità di pensare solo alla missione e alla Forza Armata la possibilità di fornire un addestramento basico meno "feroce".
Rimane il problema dell'uso che fai dell'aereo; se ti limiti a fare un giro campo turistico probabilmente non hai problemi, ma se cominci a spingere l'aereo verso i bordi del suo inviluppo di volo... ti ci ammazzi se non sei abituato a farlo. Del resto basta guardare agli incidenti durante gli Air Show, Piloti addestrati all'esibizione, che l'hanno provata centinaia di volte, capita che sbaglino causando un incidente disastroso.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da spiridione » 27 luglio 2016, 10:33

Lampo 13 ha scritto: La generazione dei caccia "difficili" da pilotare finì con la mia generazione di Piloti.
...vabbè, Comandante, sono sicuramente le stesse parole che, prima di voi, avranno detto quelli che pilotavano i Mustang e gli Hurricane.

E prima di loro le avranno pronunciate, senz'altro, il Barone Rosso e Francesco Baracca!!!! :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

Beata nostalgia.... :roll:
Spiridione.


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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Maxx » 27 luglio 2016, 10:49

spiridione ha scritto:
Lampo 13 ha scritto: La generazione dei caccia "difficili" da pilotare finì con la mia generazione di Piloti.
...vabbè, Comandante, sono sicuramente le stesse parole che, prima di voi, avranno detto quelli che pilotavano i Mustang e gli Hurricane.

E prima di loro le avranno pronunciate, senz'altro, il Barone Rosso e Francesco Baracca!!!! :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

Beata nostalgia.... :roll:
E' chiaro che ogni aereo è un passo in avanti rispetto ai predecessori. Anche il P-51 fu rivoluzionario quando arrivò in Italia, alcuni piloti facevano fatica a gestirne l'enorme potenza. E ancor più il 104, un missile con due alucce attaccate che cercavano di sostenerlo! Ma quelli erano tutti aerei che dovevano essere pilotati prima che condotti in missione: pensa solo all'86% della potenza che doveva sempre essere mantenuta col 104. Lampo ci ha raccontato mille volte dell'inviluppo di volo del G-91, che ebbe incidenti anche con la PAN (Gallus). Le stesse cose leggevo su JP4 dette da un pilota americano di Harrier, rispetto all'F-35. Con questi aerei si svolge la missione, ti ci portano loro. Prima dovevi portarceli tu e pensare prima a volarli e poi alla missione. Tra 20 anni ci andranno da soli, in missione, e tu starai nella palazzina con un caffè e burro di arachidi.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 27 luglio 2016, 11:49

spiridione ha scritto:
Lampo 13 ha scritto: La generazione dei caccia "difficili" da pilotare finì con la mia generazione di Piloti.
...vabbè, Comandante, sono sicuramente le stesse parole che, prima di voi, avranno detto quelli che pilotavano i Mustang e gli Hurricane.

E prima di loro le avranno pronunciate, senz'altro, il Barone Rosso e Francesco Baracca!!!! :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

Beata nostalgia.... :roll:
Non ho nessuna nostalgia delle macchine "difficili", troppi amici e colleghi sono morti a causa loro.
Volevo dire che se volassi adesso su un caccia, per quanto ora siano pensati per essere "facili", probabilmente mi ci ammazzerei perché non ho più né il fisico né l'addestramento per quel tipo di volo.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da spiridione » 27 luglio 2016, 13:28

Maxx ha scritto:....Lampo ci ha raccontato mille volte dell'inviluppo di volo del G-91, che ebbe incidenti anche con la PAN (Gallus). ....

Oltre che il Colonnello Gallus, mio illustre conterraneo, vorrei ricordare anche il Capitano Iansa, che si schianto' a Palmanova, sempre con un G91 PAN.

Quest'ultimo si sacrificò cercando di portare la Gina a cadere oltre le mura della città, e non potè eiettarsi.
Mio papà, in quel periodo, era militare di leva al 4° Genova Cavalleria con l'incarico di A.Sa.

Fu tra i primi ad accorrere, insieme al suo ufficiale medico.

Dopo oltre 45 anni, ricorda ancora con tristezza e commozione il pietoso recupero della salma.... :cry:

Nel maggio scorso è tornato in visita a Palmanova ed è salito a vedere il monumento eretto sulle mura in ricordo del valoroso pilota.
Mia madre, che lo ha accompagnato, è rimasta esterrefatta nel vederlo, ancora, piangere sconsolato....
Spiridione.


Ho volato su un MD80 così vecchio, che sulla porta di una toilette c'era scritto ORVILLE
e sulla porta dell'altra WILBUR....





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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da fabrizio66 » 27 luglio 2016, 13:45

spiridione ha scritto:
Lampo 13 ha scritto: Il C130 è un grandissimo aeroplano, ha fatto la storia del trasporto militare, il G222 un cesso a rotelle,
costava uno sproposito e portava un carico ridicolo ad una distanza minima rispetto al C130.
Si sviluppò solo per far lavorare l'industria italiana.

Riguardo al Typhoon... immagina quella sensazione di potenza sotto il c**o! :bounce:
Beh, insomma.... coll'evoluzione a C27/Spartan dovrebbe essere migliorato molto, no???

Mi risulta che piaccia molto anche agli yankees.... :roll:
considerate che il g222 in fase iniziale era stato studiato come aereo vtol/stol, con ampie finestrature che si aprivano sopra la gondola dei motori, un po come andava di modo negli anni 60 con tali tipi di aerei, la forma della cabina era abbastanza simile mentre l ala era diversa come l alloggiamento delle turbine

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da 77W » 28 luglio 2016, 8:33

Lampo 13 ha scritto:Non ho dormito bene per tre giorni, non avevo paura di essere ucciso perché in AMI ti senti invincibile, invulnerabile, altrimenti col cavolo che andresti in volo (per ogni Collega morto c'era la giustificazione che LUI aveva sbagliato e che a te non avrebbe potuto mai succedere, tu eri troppo bravo...), la mia paura era di dover uccidere qualcuno.
Ecco, un punto importante nelle differenze fra militare e civile, credo: come è stato il passaggio da questa mentalità a quella civile? Mi riferisco alla giustificazione per il collega caduto e alla sensazione di invulnerabilità.
I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi.
Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti.
L'insieme dei due costituisce una forza incalcolabile.

If we all worked on the assumption that what is accepted as true is really true, there would be little hope of advance.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 28 luglio 2016, 10:26

77W ha scritto:
Lampo 13 ha scritto:Non ho dormito bene per tre giorni, non avevo paura di essere ucciso perché in AMI ti senti invincibile, invulnerabile, altrimenti col cavolo che andresti in volo (per ogni Collega morto c'era la giustificazione che LUI aveva sbagliato e che a te non avrebbe potuto mai succedere, tu eri troppo bravo...), la mia paura era di dover uccidere qualcuno.
Ecco, un punto importante nelle differenze fra militare e civile, credo: come è stato il passaggio da questa mentalità a quella civile? Mi riferisco alla giustificazione per il collega caduto e alla sensazione di invulnerabilità.
Ricordo i primi simulatori generici fatti durante il corso base. Facevamo i simulatori in coppia, io ero con Marcello Tortora, un caro amico purtroppo scomparso anni dopo che veniva da una esperienza di volo americana, non militare. Ci sedevamo a sinistra per metà tempo e dovevamo acquisire la capacità di lavorare in coppia.
L'inizio per me è stato difficilissimo, al primo "volo" diedi motore, decollai, retrassi il carrello ed i flaps il tutto senza pronunciare una sola parola! Poi, piano, piano, cominciai ad acquisire la coscienza di non essere da solo.

La sensazione di "invulnerabilità" sui caccia veniva da una sorta di auto difesa psicologica e dal fatto che eri SOLO. Tutte le procedure, tutte le check list, normali e di emergenza, andavano sapute ed eseguite a memoria, si pianificava bene il volo prima di eseguirlo ma poi in volo dovevi anche "creare" in funzione della situazione che trovavi sul luogo di "azione".
Nel volo Civile l'approccio mentale al volo è totalmente diverso. Intanto il volo viene condotto con inclinazioni massime di 30°, si lavora seguendo strettamente tutte le procedure standard che prescrivono tutto, da cosa si dice e come a cosa si fa e quando. Poi si lavora minimo in due ed ogni azione che viene fatta va prima annunciata al collega che te la conferma e controlla, come te, che il risultato sia quello che ci si aspetta. C'è anche da dire che tutta l'attenzione del Pilota Civile è concentrata nella gestione e condotta del volo mentre nel volo sui caccia la condotta del volo non "consuma" attenzione cosciente, si lavora alla condotta in "background", istintivamente, e la tua attenzione è completamente dedicata alla gestione del sistema d'arma in funzione del target.
Voglio dire che se hai bisogno di dare una occhiata sotto di te, non programmi nulla, giri un tonneaux e guardi sotto, senza pensarci, lo fai d'istinto e basta.
In più in quasi 8 anni di AMI ho rischiato la morte 4 volte, in quasi 28 anni di volo da civile non mi è mai successo nulla di particolare, mai una piantata motore, qualche "uccellata", qualche fulmine, poche avarie non pericolose.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da tartan » 28 luglio 2016, 11:54

la franci ha scritto:wow.... Lampo.... grazie... ..........è una fortuna che pochi grandi uomini hanno... spesso si guarda solo il lato negativo delle cose... ci lamentiamo se abbiamo il raffreddore ma non ho mai visto nessuno gioire perché respira a pieni polmoni! sarà intrinseco nello spirito di sopravvivenza... ok... ma mi piacerebbe trovare l'aspetto positivo proprio in quello che è stato detto! così nel tuo discorso, Lampo, vorrei sottolineare quell'aspetto bellissimo del "vivere fuori casa"... assaporando tutto ciò che ci viene permesso di conoscere senza limitare la propria conoscenza... e... aprire la porta di casa ad ogni ritorno... perché è lì, esattamente lì, che vuoi tornare!
Già, finché ci trovi chi ha rinunciato ai propri sogni per fare spazio ai tuoi! E quello non sei di certo tu!
La mia vita è dove mi spendo, non dove mi ingrasso!
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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 28 luglio 2016, 12:32

tartan ha scritto:
la franci ha scritto:wow.... Lampo.... grazie... ..........è una fortuna che pochi grandi uomini hanno... spesso si guarda solo il lato negativo delle cose... ci lamentiamo se abbiamo il raffreddore ma non ho mai visto nessuno gioire perché respira a pieni polmoni! sarà intrinseco nello spirito di sopravvivenza... ok... ma mi piacerebbe trovare l'aspetto positivo proprio in quello che è stato detto! così nel tuo discorso, Lampo, vorrei sottolineare quell'aspetto bellissimo del "vivere fuori casa"... assaporando tutto ciò che ci viene permesso di conoscere senza limitare la propria conoscenza... e... aprire la porta di casa ad ogni ritorno... perché è lì, esattamente lì, che vuoi tornare!
Già, finché ci trovi chi ha rinunciato ai propri sogni per fare spazio ai tuoi! E quello non sei di certo tu!
Non per niente il lavoro di Pilota è ad alto rischio di divorzio...
Io mi sono sposato dopo 2 anni di convivenza iniziati DOPO che avevo iniziato a volare in AZ, mia moglie ha avuto modo di vedere e di provare sulla sua pelle il tipo di matrimonio cui andavamo incontro e ha deciso che le andava bene... dopo 20 anni di matrimonio ci siamo comunque separati.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da tartan » 28 luglio 2016, 12:41

Lampo 13 ha scritto:
tartan ha scritto:
la franci ha scritto:wow.... Lampo.... grazie... ..........è una fortuna che pochi grandi uomini hanno... spesso si guarda solo il lato negativo delle cose... ci lamentiamo se abbiamo il raffreddore ma non ho mai visto nessuno gioire perché respira a pieni polmoni! sarà intrinseco nello spirito di sopravvivenza... ok... ma mi piacerebbe trovare l'aspetto positivo proprio in quello che è stato detto! così nel tuo discorso, Lampo, vorrei sottolineare quell'aspetto bellissimo del "vivere fuori casa"... assaporando tutto ciò che ci viene permesso di conoscere senza limitare la propria conoscenza... e... aprire la porta di casa ad ogni ritorno... perché è lì, esattamente lì, che vuoi tornare!
Già, finché ci trovi chi ha rinunciato ai propri sogni per fare spazio ai tuoi! E quello non sei di certo tu!
Non per niente il lavoro di Pilota è ad alto rischio di divorzio...
Io mi sono sposato dopo 2 anni di convivenza iniziati DOPO che avevo iniziato a volare in AZ, mia moglie ha avuto modo di vedere e di provare sulla sua pelle il tipo di matrimonio cui andavamo incontro e ha deciso che le andava bene... dopo 20 anni di matrimonio ci siamo comunque separati.
Quindi, in questo caso il discorso precedente non si applica, magari i motivi sono altri. naturalmente tutti vostri e nei quali non intendo entrare!
Comunque il mio commento era rivolto all'aspetto bellissimo di la franci che rappresenta uno dei due che si fa gli affari suoi sapendo che c'è l'altro che anche lui si fa gli affari del primo rinunciando ai propri. Messa così non mi sembra il massimo della convivenza! (Lo so, "ed è per questo che è ad alto rischio di divorzio")
Non sono polemico, intervengo solo per amore di dialogo e scambio di opinioni, ciononostante non metto faccette perché ritengo che si tratti di un argomento serio.
La mia vita è dove mi spendo, non dove mi ingrasso!
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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 28 luglio 2016, 13:32

tartan ha scritto:
Lampo 13 ha scritto:
tartan ha scritto:
la franci ha scritto:wow.... Lampo.... grazie... ..........è una fortuna che pochi grandi uomini hanno... spesso si guarda solo il lato negativo delle cose... ci lamentiamo se abbiamo il raffreddore ma non ho mai visto nessuno gioire perché respira a pieni polmoni! sarà intrinseco nello spirito di sopravvivenza... ok... ma mi piacerebbe trovare l'aspetto positivo proprio in quello che è stato detto! così nel tuo discorso, Lampo, vorrei sottolineare quell'aspetto bellissimo del "vivere fuori casa"... assaporando tutto ciò che ci viene permesso di conoscere senza limitare la propria conoscenza... e... aprire la porta di casa ad ogni ritorno... perché è lì, esattamente lì, che vuoi tornare!
Già, finché ci trovi chi ha rinunciato ai propri sogni per fare spazio ai tuoi! E quello non sei di certo tu!
Non per niente il lavoro di Pilota è ad alto rischio di divorzio...
Io mi sono sposato dopo 2 anni di convivenza iniziati DOPO che avevo iniziato a volare in AZ, mia moglie ha avuto modo di vedere e di provare sulla sua pelle il tipo di matrimonio cui andavamo incontro e ha deciso che le andava bene... dopo 20 anni di matrimonio ci siamo comunque separati.
Quindi, in questo caso il discorso precedente non si applica, magari i motivi sono altri. naturalmente tutti vostri e nei quali non intendo entrare!
Comunque il mio commento era rivolto all'aspetto bellissimo di la franci che rappresenta uno dei due che si fa gli affari suoi sapendo che c'è l'altro che anche lui si fa gli affari del primo rinunciando ai propri. Messa così non mi sembra il massimo della convivenza! (Lo so, "ed è per questo che è ad alto rischio di divorzio")
Non sono polemico, intervengo solo per amore di dialogo e scambio di opinioni, ciononostante non metto faccette perché ritengo che si tratti di un argomento serio.
Non serio, serissimo! Io sono parte della generazione del "cambiamento". Negli anni '60 la "massa" delle Donne cominciò a far proprie le istanze che fino ad allora erano state di nicchia, il problema è semplice:

"Donne e uomini sono uguali, nel senso che hanno gli stessi diritti?"

Non sappiamo molto della preistoria, ma se partiamo con le conoscenze della Storia, greca, egiziana, mesopotamica etc, le Donne sono SEMPRE state considerate esseri inferiori. In qualche società di più, in altre meno, ma comunque inferiori. La capacità di procreare è stata ribaltata contro di loro, forse per invidia.
Ancora oggi nel mondo islamico la Donna è sottomessa violentemente, per molti versi anche nel mondo asiatico; nel mondo occidentale le cose sembrano essere diverse, abbiamo le Thatcher, le Merkel, le Clinton... ma è ufficiale che le Donne, a parità di lavoro e di esperienza, fanno meno carriera e guadagnano meno.

Vorrei dimenticare i commenti dei miei "colleghi" quando arrivarono in AZ, tra le ultime Compagnie, le Pilote.

Comunque nel nostro mondo occidentale la situazione è cambiata molto in una o due generazioni, certe cose che erano date per scontate non sono più valide.
La mia domanda è:

"Ora che sono cambiati i rapporti tra le varie persone (solo negli ultimi 40 anni) ha ancora senso far riferimento ad un tipo di relazione di coppia che è basata su una tradizione millenaria basata sulla sopraffazione di un genere sull'altro o sarebbe ora di cominciare a pensare di creare un nuovo tipo di rapporto "familiare"?.

Credo che l'istituzione del matrimonio andrebbe rivista fin dalle basi per costruire qualcosa di diverso.
Non so né cosa, né come. Ho solo domande, non conosco le risposte.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da tartan » 28 luglio 2016, 13:58

Io una piccola risposta iniziale ce la avrei pure. L'unione, come che sia stabilita, fra un uomo ed una donna (o comunque sia) è l'impegno reciproco a costruire qualcosa insieme che valga per l'uno e per l'altro, punto. Il rapporto con mia moglie era così improntato e se non ci si fosse messa di mezzo la str**za in nero con la falce andrebbe ancora avanti.
Ps la storia è iniziata molti anni fa, in Italia, a Roma.
Ps Ps se fossi stato un pilota non sarebbe cambiato niente, visto che comunque ero fuori spesso, anche per molti giorni, sia per lavoro con AZ che per impegni con palloni ad aria calda.
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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 28 luglio 2016, 14:18

tartan ha scritto:Io una piccola risposta iniziale ce la avrei pure. L'unione, come che sia stabilita, fra un uomo ed una donna (o comunque sia) è l'impegno reciproco a costruire qualcosa insieme che valga per l'uno e per l'altro, punto. Il rapporto con mia moglie era così improntato e se non ci si fosse messa di mezzo la str**za in nero con la falce andrebbe ancora avanti.
Ps la storia è iniziata molti anni fa, in Italia, a Roma.
Ps Ps se fossi stato un pilota non sarebbe cambiato niente, visto che comunque ero fuori spesso, anche per molti giorni, sia per lavoro con AZ che per impegni con palloni ad aria calda.
Sai Pino, il modo in cui tu ti riferisci a tua moglie fa capire l'importanza di quel rapporto e la solidità dello stesso.
E' molto raro che sia così.
Nonostante la tragedia che avete vissuto sei stato fortunato, avete condiviso un bellissimo rapporto che continua ad esistere sia nella tua memoria che nella persona di tua figlia.
Purtroppo quasi mai è così...

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da tartan » 28 luglio 2016, 14:52

Posso essere d'accordo con te! Sono stato molto fortunato anche se non è stato così facile come può sembrare! Comunque il mio intervento è sempre relativo alla considerazione di partenza. Se parti con la visione della soddisfazione dei tuoi (tuoi è generico) interessi in cui c'è una Penelope che ti aspetta li dove vuoi tornare la sera, ritengo che sia sbagliato il concetto di partenza. L'idealizzazione di una vita funziona con un solo elemento. Quando gli elementi diventano due, l'idealizzazione deve essere condivisa ed è molto più difficle che possa funzionare.
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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Ponch » 28 luglio 2016, 18:13

tartan ha scritto:
la franci ha scritto:wow.... Lampo.... grazie... ..........è una fortuna che pochi grandi uomini hanno... spesso si guarda solo il lato negativo delle cose... ci lamentiamo se abbiamo il raffreddore ma non ho mai visto nessuno gioire perché respira a pieni polmoni! sarà intrinseco nello spirito di sopravvivenza... ok... ma mi piacerebbe trovare l'aspetto positivo proprio in quello che è stato detto! così nel tuo discorso, Lampo, vorrei sottolineare quell'aspetto bellissimo del "vivere fuori casa"... assaporando tutto ciò che ci viene permesso di conoscere senza limitare la propria conoscenza... e... aprire la porta di casa ad ogni ritorno... perché è lì, esattamente lì, che vuoi tornare!
Già, finché ci trovi chi ha rinunciato ai propri sogni per fare spazio ai tuoi! E quello non sei di certo tu!
La mia ultima relazione credo sia finita proprio per questo motivo. Lei rifiuta un transfer tanto atteso e ottenuto subito dopo che ci siamo messi insieme. Io le dico che nonostante ciò non sono sicuro di ciò che potrebbe succedere in futuro e che comunque e sicuramente prima o poi mi sarei spostato..o magari ci saremmo spostati insieme. Non lo potevo sapere. A lei sta bene. Nel frattempo inizio ad averne le scatole piene di vivere in un paese di trenta mila abitanti e soprattutto inizio ad averne le scatole piene della compagnia per la quale lavoro. Liti interminabili seguite, alla fine.....da rappacificamenti. Uscivo di casa inca**ato e andavo a farmi 4 tratte con un umore di m***a. Dopo quasi 4 anni di convivenza decido di accettare una proposta lavorativa in Asia. Lei dice di volermi seguire. Io glielo proibisco, non può e non deve lasciare un lavoro con un contratto a tempo indeterminato per una relazione che prima o poi finirà comunque. Parliamo, lei sclera di brutto, dice delle cose che se dovesse fare per davvero sarebbe la fine per la mia carriera, decido quindi di andarmene di casa lo stesso giorno, non posso correre il rischio. Non l'ho mai più rivista se non in due occasioni sul posto di lavoro, sullo stesso aereo, e anche in quelle due occasioni è riuscita a farsi odiare comportandosi in maniera non professionale.
Di recente ho saputo che ha accettato quel transfer tanto agognato e che vive vicino la sua famiglia. Sembra serena e adesso a 3 anni di distanza mi sento di augurarle ogni bene. Per me è stato come rinascere e l'Asia in un certo senso mi ha cambiato nonostante sono rimasto lì poco più di un anno. Adesso come sapete mi trovo qui nel sabbione e (finalmente) avverto la positiva sensazione di rimanerci a lungo.

Comunque, parlando in generale, la mia sensazione è che molte persone faticano davvero tanto nel prendere decisioni.
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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da FAS » 28 luglio 2016, 20:23

Lampo 13 ha scritto: Il C130 è un grandissimo aeroplano, ha fatto la storia del trasporto militare, il G222 un cesso a rotelle,
costava uno sproposito e portava un carico ridicolo ad una distanza minima rispetto al C130.
Si sviluppò solo per far lavorare l'industria italiana.

Riguardo al Typhoon... immagina quella sensazione di potenza sotto il c**o! :bounce:
Grazie per il parere dettagliato sostanziato dai tuoi dati di fatto come al solito professionali
"Il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune" (Alessandro Manzoni)

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da sigmet » 28 luglio 2016, 21:47

Lampo 13 ha scritto: Oggigiorno i guadagni che arrivano non sono più allettanti come un tempo, ...

La famiglia. e la lontananza spesso può voler dire perdita di intimità, ... La casa diventa a volte come uno degli innumerevoli alberghi dove si dorme; mangiare da soli al ristorante ...
Gli amici. Nel tuo turno mensile puoi anche non avere nemmeno un week ed libero... sei solo come un cretino a cercare di inventarti la giornata; poi parti per il week end ...il calcetto, o la pizza o a cena da qualcuno.
Tu no, sei fuori, torni martedì...

I
.
Hai dimenticato di dire che in compenso hai dei colleghi meravigliosi..soprattutto quando devono pararsi il c**o...
Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.

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Re: Il senso di una scelta

Messaggio da Lampo 13 » 28 luglio 2016, 22:33

sigmet ha scritto:
Lampo 13 ha scritto: Oggigiorno i guadagni che arrivano non sono più allettanti come un tempo, ...

La famiglia. e la lontananza spesso può voler dire perdita di intimità, ... La casa diventa a volte come uno degli innumerevoli alberghi dove si dorme; mangiare da soli al ristorante ...
Gli amici. Nel tuo turno mensile puoi anche non avere nemmeno un week ed libero... sei solo come un cretino a cercare di inventarti la giornata; poi parti per il week end ...il calcetto, o la pizza o a cena da qualcuno.
Tu no, sei fuori, torni martedì...

I
.
Hai dimenticato di dire che in compenso hai dei colleghi meravigliosi.. soprattutto quando devono pararsi il c**o...
Quella è la parte migliore del lavoro! :mrgreen:

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