Psicologia del pilota in zona di guerra

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ruotenelvento
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Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da ruotenelvento » 6 maggio 2014, 8:28

La metto qui perché l'area militare mi sembra più storico/bullonistica/5agenerazionesì/5agenerazionenò e sicuramente ci sono più psicologi che si occupano del civile.

La materia è delicata e sicuramente sfumata, ma desideravo sapere se esiste una casistica e una letteratura che si è occupata dei moventi delle "defezioni" dei piloti in zona di guerra. Stress operativo o altro, capita che un giorno decidi basta (con varie modalità, da quella più tragica al lancio/cattura).

Ciao e grazie - Enrico

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ruotenelvento
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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da ruotenelvento » 15 giugno 2014, 12:35

Niente niente?

Sto leggendo The killing zone di Craig, interessante (soprattutto la parte dedicata alla personalità del pilota), ma è sull'AG e a me interessa il militare.

Condurre una ricerca su libri è più facile, ma è più probabile che l'argomento sia sparpagliato in articoli su riviste.

La mia esperienza (corrispondenza "grezza" di piloti in un conflitto ad alta intensità come 1GM) mi fa pensare che un'"abbandonarsi" con varie modalità e vari moventi non sarebbe poi così raro.

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da sardinian aviator » 15 giugno 2014, 12:38

Cosa intendi per "defezioni"?
È meglio rimanere in silenzio ed essere considerati imbecilli piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da ruotenelvento » 15 giugno 2014, 12:50

Non so se il termine più corretto potrebbe essere un "abbandonarsi", ti faccio un paio di esempi generici:

- scrivo lunghe lettere a casa, un tale giorno scrivo una sola riga che dice "sento l'arrivo dell'ultimo treno" e il giorno successivo precipito

- ho un po' di buffi (debiti per i non romani), mi si sente in giro dire che precipitare potrebbe essere una soluzione al problema ed effettivamente...

Io non sono uno psicologo, ma è facile immaginare che in condizioni di stress molto elevato un lasciarsi andare ci liberi da decisioni e responsabilità.

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da Vultur » 16 giugno 2014, 19:43

Ma tu per defezione intendi il suicidio? Io intendo disertare, passare al nemico.
Non sono mai stato un fine psicologo, ma se tanto mi da tanto, in guerra si rischia già la vita giusto?
E allora mi pare improbabile che uno che passa la giornata a cercare di non farsi ammazzare decida di porre fine lui stesso alla sua vita. Caso mai diserta, ma per allungarsela la vita, non per accorciarsela.
Ma per disertare anche qui bisogna avere buone ragioni.
Se so che il nemico è uno che pratica lo sterminio di massa di persone innocenti, io non passerei nelle sue file manco morto.
Piuttosto, se vedo che la mia fine oramai è solo una questione statistica, mi cercherei di dileguarmi, questo si.
Un buon metodo, mi dicono, è farsi dare per morto (ma per finta però!).
Suicidarsi in mezzo a una guerra per i propri debiti??? Chi è quel pazzo capace di concepire una cosa del genere? In una guerra si può diventare irreperibili: è il sogno di qualunque debitore!!! Nei tempi andati (e con la crisi che c'è pure oggi mi sa) ci si arruolavano nella Legione straniera apposta!!!!!

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da ruotenelvento » 17 giugno 2014, 8:38

Eh, lo so Vultur, ma non sempre l'istinto di conservazione prevale su tendenze autodistruttive. Se cercavo casistica e statistica è perché gli esempi che ho citato non sono inventati. Mi sono ovviamente limitato a citare quello che scrivono e quello che infine accade, non ho elementi per un quadro più approfondito.

Non ho parlato né di suicidio né di diserzione perché sono termini troppo netti. Come "defezione": un abbandonarsi, un lasciarsi andare, aggiungo un allentamento della tensione e della capacità e della volontà di reagire per :?: Motivi vari, che potrebbero essere l'arrendersi ad un presentimento nel primo esempio o i buffi nel secondo.

Un altro elemento è lo status del pilota, più o meno privilegiato a seconda del tempo o dello spazio. Se sono un pilota della Luftwaffe sul fronte occidentale sul finire della guerra posso anche dire basta ed essere quasi sicuro di sfangarla, sono meno certo di ricevere manifestazioni di simpatia sul fronte russo, oppure se sono un bombardiere la ridente Svizzera offre più attrattive di lanciarsi in Germania - che so? - una settimana dopo il feuersturm di Amburgo.

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da Vultur » 17 giugno 2014, 22:48

Ho avuto purtroppo esperienza involontaria diretta con persone morte suicide. Psicopatici a parte. Posso affermare senza tema di smentita che la situazione contingente (come una guerra in corso) al massimo può slatentizzare o esaltare situazioni personali in realtà preesistenti, che cioè risalivano a molto prima di una guerra (o di un certo lavoro, o di un matrimonio, ecc ...).
Cioè chi si suicida (a parte i "matti" quelli veri, che però è difficile vedere ai comandi di un aereo vero) in genere è perchè si porta dentro una problematica sua che viene da molto lontano nel tempo e che poco ha a che fare con la situazione che esiste in quel momento, la quale situazione al massimo fa precipitare il tutto, ma non ne è la causa.
(Da ciò che so io poi, il popolo tedesco si comportò abbastanza correttamente con i piloti nemici prigionieri. Il feuersturm di Amburgo lo conosciamo noi oggi. Allora era solo l'ennesima città bombardata dal nemico, in un paese in cui le alte sfere dello stato erano andate in giro a sbandierare ai quattro venti l'impenetrabilità dei cieli germanici. Cosa poi rivelatasi una tragica fuffa. E' molto più probabile quindi che a stare attenti a farsi vedere in giro fossero proprio Goering e simili, piuttosto che qualche pilota alleato abbattuto ...

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da Gliding Bricola » 17 giugno 2014, 23:29

ruotenelvento ha scritto:....
Un altro elemento è lo status del pilota, più o meno privilegiato a seconda del tempo o dello spazio. Se sono un pilota della Luftwaffe sul fronte occidentale sul finire della guerra posso anche dire basta ed essere quasi sicuro di sfangarla, sono meno certo di ricevere manifestazioni di simpatia sul fronte russo, oppure se sono un bombardiere la ridente Svizzera offre più attrattive di lanciarsi in Germania - che so? - una settimana dopo il feuersturm di Amburgo.
Vorresti dire che ci sono stati casi di piloti che si sono volontariamente consegnati al nemico e non per tradimento?
Intendo: con aereo sano, hanno deciso di lanciarsi o di atterrare, distruggendo oppure no l'aereo, per finire la guerra in un campo di prigionia nemico?
Lo trovo poco sensato.
Sarebbe stato più sempice e sicuro, e probabilmente questo è successo, fingere un'avaria e atterrare o lanciarsi su un paese non belligerante, e farsi internare là fino alla fine della guerra.
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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da MatteF88 » 17 giugno 2014, 23:50

Ma quindi Viktor Belenko (era in tempo di pace ma é l'unico esempio che mi viene in mente) ?

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da ruotenelvento » 18 giugno 2014, 10:03

Lo dicevo che la materia era delicata e sfumata... però non ho mai parlato di codardia o utilizzato il termine assoluto di diserzione.

Io la cosa la metto in relazione allo stress operativo e mi chiedevo se già era stata analizzata da psicologi militari per quanto riguarda l'aeronautica. Da una parte ci sono 2 esempi che ho incontrato nella mia esperienza di ricerca (il presentimento e i buffi di piloti della 1GM), poi ho fatto altri esempi molto ipotetici sulla 2GM (a me veramente qualche bombardiere alleato preso a forconate dalla popolazione tedesca mi pare di ricordarlo... 8) ).

Quello che mi interessa sono altri casi del sottile confine tra andare avanti e dire basta: come il pilota della 1GM dopo un mese di 3 sortite e 3 h di volo di guerra al giorno gli viene il presentimento e precipita e muore, altri potrebbero anche avere fatto lo stesso, lanciarsi, rimanere feriti e raccontare la loro esperienza di allentamento della tensione in qualche modo. Fattori esterni (il presentimento [autosuggestione ], il buffo) potrebbero averlo convinto a non reagire nel modo (corretto, ottimale) che poi lo avrebbe messo di nuovo di fronte a scomode responsabilità (che siano militari o di altro genere).

Ok, mi pare però che una casistica non ci sia... però cercando si trovano altre cose interessanti come questa http://www.researchgate.net/publication ... ter_pilots

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da Fabio Airbus » 18 giugno 2014, 12:10

Gliding Bricola ha scritto:Vorresti dire che ci sono stati casi di piloti che si sono volontariamente consegnati al nemico e non per tradimento?
Intendo: con aereo sano, hanno deciso di lanciarsi o di atterrare, distruggendo oppure no l'aereo, per finire la guerra in un campo di prigionia nemico?
Lo trovo poco sensato.
Sarebbe stato più sempice e sicuro, e probabilmente questo è successo, fingere un'avaria e atterrare o lanciarsi su un paese non belligerante, e farsi internare là fino alla fine della guerra.
Però vi ricordate nella prima guerra del Golfo quando le truppe irachene si arrendebano di fronte alle truppe televisive della RAI? In quel frangente i soldati iracheni si arrendevano perchè sapevano che in combattimento andavano di fronte a morte certa.

Ma qualcosa di simile succedeva anche nella IIWW quando i soldati tedeschi che arrivavano al fronte russo disertavano perchè avevano capito che oramai erano carne da macello.

In un modo o nell'altro, di fronte alla morte certa, cerchi di svangarla... certo se sei un soldato russo-ebreo non ti arrendi alla Wermacht!!!
Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia. (Arthur C. Clarke)

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da ruotenelvento » 29 dicembre 2016, 10:52

Mi era passato di mente, ma un po' di tempo fa avevo recensito Menti in guerra di Lavinia Panico. Si concentra sul fante e concede poco all'aria, comunque una lettura stimolante.

http://aviodada.wordpress.com/2016/03/2 ... ia-panico/

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Re: Psicologia del pilota in zona di guerra

Messaggio da Vultur » 29 dicembre 2016, 13:07

Il cognome mi pare sufficiente.

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