L’idea di questo viaggio nasce dalla voglia di coniugare un po’ di natura, città e qualche giorno di relax al mare, il tutto più lontano possibile dall’Italia. Il tempo che passa dal momento in cui prenotiamo il volo (30 giugno, larghissimo anticipo….) e in cui partiamo, ovvero inizio agosto, passa davvero velocemente: dopo i 2 voli intercontinentali, scegliamo le destinazioni intermedie e i voli locali, che faremo con Air Asia di cui parlerò poi abbondantemente.
Quindi il 3 agosto si parte da BLQ con il 777 di Emirates già visto mille volte qui. Ok, era una scusa: non sono riuscita a fotografarlo decentemente, quindi evito di pubblicare cose inutili.
L’aeroporto di Bologna si conferma sottodimensionato rispetto al traffico che ospita, soprattutto nel primo weekend di agosto. E ovviamente, si imbarca con il Cobus perché del finger nemmeno l’ombra ormai da tempo.
Nell’attesa mi guardo intorno: nell’apron il deserto, a parte un Wizz Air che va in Romania Partiamo in orario, il volo durerà 6h e 15 e per me è la prima volta sul triplo 7: salendo mi è sfuggito un “che motore meraviglioso” che ha fatto sgranare gli occhi alle mie compagne di viaggio, per nulla interessate al soggetto.
Come in tutti i voli diurni, non dormo neanche se son stravolta dalla fatica quindi mi guardo un film e mi godo il panorama

Il tramonto, un vero spettacolo

Avvicinamento su DXB

Scendiamo dall’aereo che è quasi mezzanotte ma fa un caldo tremendo e ci godiamo almeno mezz’ora di gita in bus dal Terminal 3 agli arrivi.

Noi rimaniamo in aerea sterile e per ingannare il tempo in attesa del volo per Singapore ci mangiamo qualcosa e facciamo 4 passi tra negozi e duty free.

La tratta successiva si vola con il cicciobus ma il mio obiettivo dichiarato è dormire almeno 3 /4 ore per non arrivare devastata e adeguarmi subito all’orario locale.
Le tendine resteranno chiuse gran parte del volo, quindi niente alba (accidenti a loro) e pranzo abbastanza pessimo. A parte qualche piccola turbolenza iniziale, il volo scorre tranquillo fino all’India poi per un’oretta si balle per bene e il dondolio mi concilia finalmente il sonno.
Arriviamo a Singapore in orario alle 15:30: l’aeroporto di Changi è molto bello e tutto l’ambiente molto ordinato. Cosa mai vista in vita mia, all’uscita del finger venivano effettuati controlli a campione sui passeggeri misurando la temperatura corporea: un filo inquietante.
Dopo una mezz’ora al controllo passaporti, finalmente recuperiamo le valigie e partiamo verso la città.
Tutti i taxi, nessuno escluso, hanno l’aria condizionata a temperature folli quindi lo sport preferito in quei giorni sarà abbassare immediatamente l’intensità ogni volta che salivamo in auto.
Questa la vita dal nostro hotel in Orchard road

Lo skyline dalla piscina dal 19esimo piano

L’impressione è quella di una città molto moderna ma con un’anima storica e soprattutto con molto verde estremamente curato

La sera ceniamo al Garden by the bay, un parco che visiteremo nei giorni successivi, e che ospita delle costruzioni a forma di albero, che a noi italiani ricordano qualcosa….

Ceniamo su una di queste e la vista da sopra è davvero meravigliosa


Il giorno successivo partiamo alla volta dei giardini botanici: un complesso molto curato con una vegetazione da togliere il fiato.



Qui ci sorprende il primo temporale dei tanti che incontreremo nella nostra vacanza e ci ripariamo qui

Passiamo tutta la mattina camminando nell’enorme parco che sembra un’oasi di pace e bellezza fuori lontano dal traffico della città.
Nel pomeriggio decidiamo invece di visitare i quartieri tipicamente asiatici.
Iniziamo da Little India, colorata e affollatissima con degli scorci molto lontani dallo scintillio di Singapore

Notare il piccione...


Passiamo poi a China town che a parte i negozi mi è piaciuto molto di più, soprattutto il tempio dove si respirava una grande pace e armonia.


La sera ci siamo regalate una serata davvero speciale, complice il compleanno di una delle mie amiche: cena al Marina Bay Sands sulla barca sospesa a 200 mt di altezza.
Ogni commento è superfluo.



Il terzo e ultimo giorno torniamo al Garden by the bay e visitiamo i due grossi complessi a forma di conchiglia che si notano dall’altro.
In uno sono riprodotte le piante tipiche di buona parte dei paesi del mondo



L’altro ospita invece una riproduzione della giungla


Entrambi sono molto turistici, va detto, ma meritano comunque una visita di un paio d’ore.
Il resto della giornata la trascorriamo a Clark Quay, nei docks di Singapore, dove ci sono ristoranti di ogni tipo, tra cui uno che espone questa riproduzione


La mattina del 7 agosto, lasciamo Singapore e inizia la parte più avventurosa del viaggio.
Un volo Indonesia Air Asia ci aspetta per portarci a Medan, isola di Sumatra. La compagnia è una controllata di Air Asia e ci regala subito la prima rogna da low cost: eccedenza nel peso dei bagagli. Per carità, errore nostro in fase di prenotazione ma policy loro tutt’altro che chiara, quindi occhio se dovesse capitarvi di usarla. Comunque in 3 paghiamo 45 euro, quindi tutto sommato onesto.
Il volo, su un anonimo A320, dura pochissimo e in neanche un’ora atterriamo in quella che credo sia la città più brutta che io abbia mai visto.
A fianco a noi c’è lui…

Fuori dall’aeroporto ci aspetta il nostro driver che dopo 4 ore infinite di macchina (per coprire la misera distanza di 120 km) ci porterà in un posto che definire magico è poco: la giungla!
L’impatto con questa parte di Asia non è semplice: motorini ovunque che trasportano famiglie intere, traffico infernale, banchetti lungo la strada che vendono benzina, cibo, fiori. Tutto insieme appassionatamente.



Dopo un paio d’ora sosta pranzo

Si riparte e lentamente ci si allontana dalla città, il traffico diminuisce e le strade peggiorano parecchio così come le condizioni di vita degli abitanti da quel che si vede.
Dopo distese infinite di palme da olio, ci avviciniamo alla zona montuosa che porta alla giungla e arriviamo finalmente a Bukit Lawang, una località ai piedi delle colline dove si trova il parco nazionale Gunung Leuser e il centro di ripopolamento degli oranghi tra i più grandi al mondo.


La nostra struttura è in cima a un’altura, immersa in una vegetazione meravigliosa: peccato che per arrivarci ci siano la bellezza di 270 gradini. In nostro soccorso arrivano dei “facchini” locali che si caricano senza alcuna fatica valigie da 20 kg l’una sotto gli occhi stupiti di noi 3: dal giorno successivo, impareremo a non meravigliarci più della loro forza e agilità.
Noi arriviamo arrancando ma lo sforzo è ripagato dalla bellezza del posto e dalla gentilezza delle persone.
Il nostro bungalow

Il bungalow centrale che funge da bar, ristorante, reception: la sera prima di andare a letto, si canta un po’ mentre Wauan suona la chitarra e poi si va a nanna, la mattina dopo si parte per la due giorni di trekking.

Riguardando ora le foto del nostro gruppo alla partenza, sorrido pensando a quanto eravamo allegri e totalmente ignari di quello che ci aspettava.
Siamo in 7 più due guide che diventeranno i nostri angeli custodi. La partenza è tranquilla con diverse soste per vedere l’albero della gomma e finalmente i primi orango

Sono davvero buffi e molto tranquilli quindi ci fermiamo volentieri a guardarli saltare da un albero all’altro

Le salite iniziano a essere impegnative ma in realtà lo sono ancora di più le discese: spesso sono molto ripide e gli unici punti di appoggio sono le radici degli alberi e le liane. I nostri accompagnatori sono fantastici e anche nei momenti difficili ci aiutano in ogni modo.
Si dice che gli uomini della giungla siano gli oranghi ma secondo me sono gli abitanti di questa terra: si arrampicano senza nessuna difficoltà, sanno ascoltare i mille rumori che ci circondano e inquadrare qualsiasi situazione critica. Quando ad esempio rischiamo di essere seguiti da Mina, una delle femmine più aggressive: in un attimo una delle guide scatta prima di noi e le si para davanti in modo da farci salire in un punto più sicuro.
Tantissime le scimmie che incontreremo

Mangiamo tra gli alberi (l’immancabile riso con pollo, verdure e curry) e poi ripartiamo per le ultime 3 intense ore. Di quei momenti non ho molte foto perché il cammino era così difficile da richiedere la massima concentrazione: un grandissimo esercizio di presenza a se stessi.
L’ultima discesa, quasi in verticale, è stata davvero tremenda ma il traguardo meritava tanta fatica: arriviamo al fiume dove si trova il nostro campo e possiamo finalmente tuffarci nell’acqua gelida e trasparente.

Al calare del sole si mangia tutti assieme alla luce delle candele e si rimane a chiacchierare bevendo il thè, prima di rientrare nelle tende dove dormiremo, lontani dalla civiltà e completamente isolati dal mondo.
Incredibile pensare di dormire mentre attorno a te la giungla vive di mille rumori e il sottofondo è l’acqua del fiume che scorre pochi metri sotto di noi.
Al mattino, una volta uscite dalla tenda ci aspetta questo panorama: mi emoziono ancora adesso, a scriverne.



Colazione in riva al fiume con thé, biscotti e frutta

E poi doccia sotto le cascate che formano una piscina naturale

Dopo pranzo si torna a valle scendendo il fiume con i gommoni: passeremo un’ora a divertirci come bambini spruzzandoci e cantando la canzone della giungla.
Torniamo al lodge nel pomeriggio, distrutti dalla fatica e desiderosi di una doccia vera ma l’entusiasmo per questa esperienza straordinaria fa passare tutto in secondo piano.
La giornata successiva la trascorriamo in relax visitando i dintorni, le risaie e qualche mercato improvvisato.



Il pomeriggio si riparte per Medan: altre 5 ore di auto, con un traffico allucinante, sono un vero trauma dopo la pace vissuta a Bukit Lawang.
Arriviamo a tarda sera in hotel e abbiamo solo il tempo di goderci una doccia calda prima di crollare a letto.
Al mattino voliamo su Padang via Kuala Lumpur e stavolta i voli Air Asia sono operati dalla capo gruppo.
Partiamo all’alba e il cielo ci regala questi colori:

Voli puntuali, buonissimo il servizio e AV carini e gentili, uno in particolare innamorato dell’Italia
Arrivati a Padang parcheggiamo vicino a lui che vola per la principale compagnia indonesiana: Lionair è uscita dalla blacklist nel 2016 ma nemmeno il mio spirito di avventura se l’è sentita di osare tanto e volare con loro.

Anche questa città non scherza quanto a bruttezza anche se essendo una località di mare è piuttosto turistica


Noi alloggeremo nell’unico hotel di una catena occidentale, un’oasi di lusso difeso da polizia e guardie armate. Appena dietro di noi queste baracche con fogne a cielo aperto.

Il sabato pomeriggio passa in relax, tra un massaggio, la piscina e l’aperitivo mentre la mattina dopo ci aspetta la motonave che ci porterà alle Mentawai Islands, meta dei surfisti di mezzo mondo.
La nostra autista arriva con mezz’ora di ritardo ma ormai siamo entrate nel mood indonesiano e non ci stupiamo. Al porto ci aspetta l’imbarcazione Mentawai fast che in 5 ore raggiungerà Tua Pejat, vicino a cui si trova il nostro resort.
Partiamo con tempo sereno

Ma siamo pur sempre nell’oceano indiano e poco dopo il cielo si scurisce, le onde si alzano e arriva un temporale che ci accompagnerà per almeno 3 ore. La nave è strapiena e ovviamente l’aria condizionata alzata al massimo quindi l’arrivo alla nostra destinazione è un sollievo non da poco.
Ma l’avventura non è ancora finita: ci sono altri 10 minuti con una barchetta in legno che ci porterà al pontile del resort proprio un attimo primo che si scateni l’ennesimo temporale.
A questo punto può anche piovere

Resteremo in questo resort 6 giorni che passano in assoluta tranquillità e relax.
Il cibo è fantastico e chi lo desidera può risvegliarsi con lo yoga o con un massaggio piuttosto che uscire a surfare o provare il SUP.
Ma si sta bene anche sotto le palme a leggere un libro



I tramonti sono qualcosa di spettacolare, uno più bello dell’altro





Un vero paradiso dove l’unica fonte di stress è evitare i cocchi passando sotto le palme. Le ultime due notti dormiremo nella captain house visto che il gestore è un amico di una delle mie compagne di viaggio: il mare a pochi metri dalla nostra casa e il vento che entra dalle finestre resteranno indimenticabili.
Il venerdì è il momento di dire addio ad Aloita e si riparte alla volta di Padang

Stavolta il viaggio dura solo 3 ore e ovviamente il mare sarà mosso ma l’esperienza è decisamente meno pesante dell’andata.
Ci aspetta il solito hotel e la mattina dopo il volo che ci porterà agli ultimi giorni in Malesia.
Il nostro driver arriva puntale su un pulmino che ha questo cambio simile a un mattarello che non potevo evitare di fotografare.

Dal piccolo aeroporto di Padang lasciamo l’Indonesia, terra che nel bene e nel male non ti lascia indifferente.
Anche l’ultimo volo con Air Asia fila via tranquillo e salutiamo così l'isola di Sumatra


Da qualche parte verso la Malesia, credo.


E finalmente a ora di pranzo arriviamo a Kuala Lumpur. L’aeroporto è abbastanza lontano e complice il traffico impieghiamo 1h e mezza per raggiungere il centro dove soggiorniamo.
La Malesia è molto diversa dall’Indonesia, più industrializzata ma ancora molto verde e la sua capitale è un incrocio interessante di etnie e di storie. E’ una città vibrante e cosmopolita che mi ha affascinato molto.
Il simbolo sono ovviamente le Petronas Tower

Per un’incredibile botta di fortuna siamo riuscite a rimediare i biglietti che ci hanno permesso di visitarle dopo il tramonto: esperienza favolosa, a parte la solita AC da polo sud.
Il primo ascensore ci porta al ponte intermedio che si trova al 41esimo piano

E poi si sale in vetta, all’ottantaseiesimo piano: lo spettacolo è da togliere il fiato

Al piano terra invece un laghetto e un carosello di fontane che imita in misura molto più contenuta quelle del Dubai Mall.


Il contesto è decisamente più sobrio rispetto alla capitale degli Emirati ma personalmente mi è piaciuto molto di più questo, decisamente più vero.

Per l’ultima notte di vacanza scegliamo di cenare nel ristorante del nostro hotel, al 56esimo piano con vista Petronas Tower.

Questa la vista dalla mia camera

L’indomani, domenica, abbiamo tutta la giornata a disposizione dato che il volo è alle 2 della notte quindi colazione con calma, giro in piscina e poi una passeggiata a Petalin Street, la via del falso.

In questa strada si tiene un mercato che apre al mattino e prosegue fino a notte fonda, dove si può acquistare di tutto compresa una grandissima quantità di falsi, alcuni fatti decisamente male, altri invece più verosimili.
In mezzo ai negozi una quantità incredibile di cibo preparato al momento, compresa una bancarella con le caldarroste: vuoi fartele mancare il 19 agosto?


E’ un’immersione nei colori e negli odori dell’Asia ed è bello perdersi trascorrendo così le nostre ultime ore in questo continente.
Il sole tramonta su Kuala e un velo di nostalgia scende già su di noi

Ceniamo ancora guardando lo skyline della città


E poi si parte per l’aeroporto che alle 24 è già semideserto e soprattutto non offre nessun negozio aperto: un po’ grave per una metropoli da 1 milione e 600 abitanti.
Voliamo sul 380 nuovamente e la nostra macchina ha appena 1 anno e mezzo di vita quindi ICE ad alta definizione e schermo enorme. Inizio a vedere un film sperando di dormire ma riesco a leggere anche i titoli di coda quindi passo alla musica e finalmente mi addormento. Peccato che una sciagurata AV mi svegli un paio d’ore prima dell’atterraggio per servire la colazione altrimenti avrei serenamente dormito fino a Dubai.
Le telecamere mostrano l’avvicinamento e l’atterraggio, a dire il vero abbastanza duro.


A questo punto del viaggio mi sento quasi a casa, strana sensazione considerando che sono ancora 6 le ore di volo dall’Italia ma tant’è.
Mentre fuori dall’aeroporto sorge il sole, ci beviamo il caffè e facciamo un po’ di shopping nei tantissimi negozi aperti h24: intorno a noi una folla di gente, soprattutto europei, che come noi tornava dalle destinazioni più diverse.
Finalmente imbarchiamo ed è il bus a portarci ai remoti dove il nostro 777 si sta preparando a volare su Bologna

Anche lui è un giovane di 4 anni quindi ICE bellissimo che, complice il viaggio diurno, non mi farà dormire mezzo minuto neanche per sbaglio.
Le 6 ore di volo scorrono tranquille al limite della noia: qui sopra l’Iraq

La meravigliosa ala del 777 nei pressi della Bulgaria

E poi sul delta del Po

Un atterraggio morbidissimo ci riporta sulla pista di Bologna e di nuovo in terra italiana

Attenderemo i bagagli la bellezza di 40 minuti prima di essere sparati su 3 nastri diversi senza alcuna indicazione: come già detto Bologna è abbastanza penoso come aeroporto, forse peggio di quelli indonesiani.
Dopo 20 giorni di viaggio, 8 voli, 3 paesi visitati e una quantità di timbri sul passaporto termina la nostra avventura nel sud-est asiatico.
Dal punto di vista dei trasporti è stato tutto assolutamente perfetto.
Su Emirates rimane poco da dire: servizio sempre molto buono, posti confortevoli, offerta di entertainment strepitosa. E poi il 777 è davvero meraviglioso!
Anche Air Asia è stata una bella sorpresa anche se qualcuno che bazzica il forum sa che al primo volo era diventata Air A(n)sia perché ero un po’ titubante vista la fama delle compagnie indonesiane. Invece per quanto si sia trattato di voli brevi l’impressione è stata davvero buona e i servizi accurati.
Dei posti visitati avrei mille cose ancora da raccontare ma certe sensazioni vanno tenute per sé visto che il viaggio non è solo intorno al mondo ma anche dentro se stessi.
Ho portato a casa con me i tanti sorrisi dei bambini indonesiani, il calore da cui siamo sempre state circondate, la potenza della natura che mai ho sentito così forte come nella giungla.
Tante altre cose invece le ho lasciate là perché nel mio viaggio non servivano più a nulla e quando si è leggeri si cammina molto meglio.