Nome strano per una cascina in piena brughiera . Posta tra il delimitare di paesi quali Gallarate, Busto Arsizio a est, Lonate Pozzolo a sud.
Pochi km più a nord il paese di Somma Lombardo. Già adagiato sulle prime propaggini delle prealpi lombarde.
Il paesaggio però è gia monopolizzato da una serie di piccoli laghi ed infine dal Lago Maggiore.
Ma il vero denominatore comune di tutto il territorio è il Ticino . Il fiume azzurro scorre a ovest della cascina da nord a sud. , defluendo dal lago maggiore presso a Sesto Calende.

Lago maggiore e Ticino. (foto hal)
Parliamo ora del periodo nel quale qui comandavano gli Asburgo.
Le prime notizie di Cascina Malpensa risalgono al 1721. Zona di confine con il Piemonte dei Savoia per cui altamente strategica , Il Ticino per confine.
Gli austroungarici misero gran parte della zona sotto servitù militare. Terreno ideale per manovre di cavalleria e artiglieria.
Solo in una vasta zona a nord incentivarono l’attività d’una cascina trasferendovi , non si sa con quante buone maniere , popolazioni venete , assegnando loro appezzamenti da coltivare.
Si ha notizia che per iniziativa di Giovanbattista Tosi tessitore in Busto Arsizio, nei primi anni del 1800, si tentasse pure l’avventura della coltivazione del cotone.
Terra arida , dura,cattiva.
Le popolazioni della zona non poterono che commentare come tali tentativi di insistere nelle coltivazioni, non fosse che una pessima idea. Una pessima pensata. Mal pensà. Malpensa. Cascina Malpensa.
Con l’annessione della Lombardia al regno dei Savoia, rimase lo status quo della servitù militare.
Cambiò solamente l’utilizzatore.
L’ampia zona a sud della cascina Malpensa passò sotto la servitù del Regio Esercito Sabaudo.
Nel 1886 tutta la zona, compresa cascina Malpensa, venne espropriata dal Regio Ministero della guerra. Le colture vennero rase al suolo , mentre la struttura della cascina divenne di fatto una caserma per farvi stazionare i reparti che si avvicendavano nella zona per le manovre programmate.


Immagini di cascina Malpensa a inizio ‘900 (Istituto Leonardo da Vinci Somma Lombardo)
In tutta la zona sono ancora visibili torrette d’osservazione utilizzate durante le manovre di cavalleria.

Torretta d’osservazione oggi in prossimità della pista 35R di MXP (foto hal)
All’inizio del ‘900 le imprese dei fratelli Wright e il fervore per la nuova avventura del volo che si stava affermando, provocò la nascita dell’attività di altri pionieri che , seguaci ed emulatori degli americani. Nel giro di pochi mesi si attivarono anche nel vecchio continente.
I fratelle Gianni e Federico Caproni di Arco , nel trentino, al tempo sotto dominio Asburgo, si buttarono nell’avventura di costruire una macchina volante. Però necessitavano d’un campo di prova i cui spazi permettessero il poter svolgere i loro tentativi senza problemi di ostacoli.
Su suggerimento d’un loro ex compagno dell’Università di Milano, dopo una breve ricerca arrivarono infine nella brughiera gallaratese.
Finì che qui i Caproni, prima presso Cascina Malpensa, poi sopravvenendo problemi di rapporti con le autorità militari, nella zona a ovest della pianura , verso Vizzola Ticino, installarono il campo prove , non solo ,approntarono i primi capannoni nei quali rendere operative le officine.
Il 27 Maggio 1910 decollò per la prima volta nella piana di Malpensa il biplano a motore CA1.
Possiamo ben dire che il 27 Maggio 1910 prende vita la Malpensa aeronautica.

Il primo velivolo Caproni collaudato CA1. 27 Maggio 1910 (Malpensa 2000- Alma Pizzi)
Comprendendo infine l’importanza del nuovo mezzo che si stava sperimentando, presso la Cascina Malpensa la Brigata Specialisti Genio istituì il primo Campo di Volo. L’anno dopo , nel 1911 sorse e la prima scuola di pilotaggio, fondata da Vittorio Cordero di Montezemolo.
La prima guerra mondiale , vide un turbinio di attività e di produzioni finalizzate alle necessità militari.
Nel 1919, a guerra finita, molti campi aeronautici di addestramento e scuola vennero chiusi.
L’attività aeronautica nella piana di Malpensa al contrario, non solo rimase attiva, ma venne ulteriormente incrementata.
Nel 1923 anno di costituzione della Regia Aeronautica come arma indipendente, nella brughiera vediamo una Caproni in piena attività. A qualche km di distanza Giovanni Agusta inizia le proprie attività, prima collaborando con Caproni, poi producendo in proprio. Mantre Cascina Malpensa era sede del 26° Gruppo bombardamento , a pochi km più a sud , a Lonate Pozzolo venne costituito nel 1924 il 1° Stormo caccia ed il 7° Stormo bombardieri.
Nel 1925 il complesso di Malpensa venne intitolato a Luigi Bailo, capitano pluridecorato caduto nel 1916 durante una missione su Lubijana.



Cascina Malpensa oggi. In gran parte restaurata e in gestione all’AM Italiana. (foto hal)
Il campo di Lonate invece l’11 Marzo 1926 , durante una sua visita fu battezzato da Gabriele d’Annunzio , Campo della Promessa. E tale nome mantenne poi, finchè rimase attivo. Fino alla fine della 2.a GM.

D’Annunzio, quarto da sinix, e copia manoscritto dedicato al Campo di Lonate (hal)
Tra gli anni 20 e inizio della 2.a GM tutta la zona di Malpensa vide una attività senza sosta e frenetica. In continuazione si svolsero attività addestrative e sperimentazioni sia militari che industriali a uso civile.
Sono gli anni di massimo fulgore per nomi , oltre che Caproni, di SIAI Marchetti e anche Aermacchi, che all’epoca , non disponendo ancora della sede di Venegono ( che pure dista una quindicina di km) svolse le sua prima attività presso Lonate.

La situazione nel territorio attorno a Malpensa (hal)
Tanto per dare un’idea dell’importanza di tali attività si tenga presente che al tempo, la sola Caproni occupava negli stabilimenti in brughiera e dislocati in altri siti sia italiani che esteri circa 70.000 ( settantamila) lavoratori!
E’ assolutamente opportuno affermare che il ventennio tra le due guerre vide la zona gravitante attorno a Malpensa l’affermarsi d’un bacino aeronautico di primaria importanza e risonanza che andava oltre i confini nazionali ed europei.

Hangar a Cascina Malpensa



Aerei in azione.
Ultima foto in basso a destra il Caproni –Campini, primo aereo a reazione italiano
(Malpensa 2000- Alma Pizzi) (Istituto Leonardo da Vinci Somma Lombardo)

Interno velivolo Caproni per uso civile CA82 (Malpensa 2000- Alma Pizzi)
Come altre strutture italiane, la 2.a GM vide tutta la zona di Malpensa e Lonate pesantemente sconvolta dalle vicende belliche. In modo particolare dopo l’8 Settembre, con l’occupazione tedesca, sia gli impianti militari che industriali vennero requisiti; mentre tutta la zona veniva ripetutamente e pesantemente bombardata dagli alleati.

Ricordi nella brughiera. Piazzale protetto da terrapieno antischegge presso Lonate.

Ricordi nella brughiera. A destra un piazzale visto dall’interno d’una fortificazione di protezione.
(foto hal)
A guerra finita , tutto cambiò. Quello che rimaneva delle strutture militari venne di fatto smantellato, e le industrie quali Caproni, che nel frattempo , prima in Italia già aveva sperimentato l’uso del motore a reazione, dovettero convertirsi alla produzione civile.
Adirittura Agusta abbandonò l’attività aeronautica per dedicarsi alla produzione di motociclette , con un marchio destina alla gloria. Meccanica Verghera Agusta: MV Agusta. Pochi anni dopo , 1950/52 iniziò in collaborazione con l’americana Bell, l’avventura elicotteristica, che tutt'ora continua, Attività che ha permesso inoltre, negli ultimi anni, l’acquisizione, convertendoli ed aggiornandoli, dei vecchi siti produttivi, sia di Caproni , presso Vizzola Ticino, che di Siae Marchetti a Vergiate.

L’entrata degli stabilimenti Caproni. Oggi Agusta Westland. (foto hal)
Con il trattato di pace del ’45 , definito poi con il trattato di Parigi del ’47 , di fatto ogni attività in brughiera rimase congelata.
Nel frattempo però un gruppo di industriali di Busto Arsizio, intuendo l’importanza e la consistenza delle necessità derivanti dalla ricostruzione industriale e relativi bisogni di collegamento a livello mondiale, valutarono l’opportunità d’avere a disposizione un aeroporto che permettesse collegamenti a livello mondiale. Dopo una indagine conoscitiva estesa a tutto il circondario del milanese, la scelta si restrinse a due siti. Malpensa , oppure 6-7 km più a sud, presso gli ex impianti militari di Lonate.
Alla fine fu scelta Malpensa.
Il 22 Maggio 1948 venne costituita la Società “ Aeroporto di Busto Arsizio”.
Dopo aver chiesto al Ministero della Difesa dell’epoca la disponibilità dei terreni , la neonata società con un capitale sociale di 297 milioni, iniziò immediatamente i lavori , prima ancora di ricevere da Roma un riconoscimento ed una definizione tecnica giuridica certa.
Il ministero rispose nel Luglio dello stesso anno , autorizzando le opere di adeguamento già in corso “a proprio rischio e pericolo”. Questo perché al tempo non esistevano, di fatto, strumenti giuridici e legislativi che contemplassero da parte d’una Società assolutamente privata la costruzione e l’esercizio d’un aeroporto civile.
Sotto l’aspetto operativo, comunque , la società bruciò i tempi, ed il 21 novembre 1948 il quadrimotore Breda BZ 308 posò le ruote sulla pista di Malpensa come primo mezzo trasporto aereo civile.

Breda BZ 308 a Malpensa 21 Novembre 1948 (Malpensa 2000- Alma Pizzi)
La prima compagnia straniera europea ad avere interessi a Malpensa fu la Sabena , mentro il 2 Febbraio 1950 la TWA effettuò il primo collegamento dall’Italia con New York.
Nel 1949 fu fornita assistenza a 683 aerei per 11.400 passeggeri , per arrivare nel 1952 a 1736 aerei per 56.963 passeggeri. I numeri possono oggi far sorridere, ma considerati i tempi si valuti che triplicare l’attività in tre anni dev’essere stato non facile.
Và menzionato come la neonata società si stesse adoperando già a quel tempo per un collegamento ferroviario tra Gallarate e Malpensa.
Nel frattempo il 30 Agosto 1951 il comune di Milano entrò nella società con una quota di minoranza. Una valutazione a posteriori definisce questo scenario , a proposito dell’interessamento di Milano. Le istituzioni Statali mal sopportavano la presenza d’una iniziativa totalmente privata per una struttura, come l’aeroporto, che stava dimostrando vitalità e prospettive di crescita esplosive.


Gli albori di Malpensa come aeroporto civile. (Malpensa 2000- Alma Pizzi)
D’altro canto Milano, era tutta presa dalla ristrutturazione dell’ aeroporto presso l’area militare di Linate istituita nel 1933.
Per le istituzioni milanesi questo era di fatto valutato il vero aeroporto di Milano.
Negli anni che seguirono, con una serie di operazioni basate su aumenti di capitale, nel 1955 il Comune di Milano divenne socio di maggioranza con oltre il 77% delle quote.
La struttura della brughiera , nata grazie alla profetica volontà d’essere la porta d’ingresso nel mondo dell’Italia della ricostruzione industriale, e fortemente voluto dagli ambienti industriali, divenne così per le istituzioni milanesi, un aeroporto “di riserva per collegamenti intercontinentali”, del quale era opportuno doversi occupare, ma che in fondo era stato voluto da altri.
E questo la dice lunga sull’atteggiamento di Milano nei confronti di Malpensa ed il contrapposto attaccamento a Linate , che si manifesterà nei decenni successivi, fino a pochi mesi fa.
Nello stesso anno la Società Aeroporti di Busto, cambiava denominazione in Società Esercizi Aeroportuali S.p.A. (SEA) e trasferiva la proprio sede da Busto Arsizio a Milano.
Al di là delle valutazioni “storiche” bisogna comunque dare atto a SEA che subito si attivò per adeguare gli impianti alle nuove esigenze che vorticosamente si manifestavano, prima a Linate e poi a Malpensa.:
Certo che da Roma con le vicissitudini sulle concessioni non veniva certo resa la vita facile.
Solo nel Luglio 1960 venne alfine definita e concessa la sospirata convenzione inizialmente trentennale.
Ma le vicissitudini non erano finite . Infatti solo in Aprile 1962 con il varo della legge 194/62 venne definitamene chiuso il percorso delle concessioni a SEA per Malpensa e Linate.
Nel frattempo Linate venne a prendere la fisionomia che ha ancora oggi.
Malpensa fu dotata d’una pista di 3915 metri con orientamento a 350° ( attuale 35R) sulla “traccia della pista già esistente , più una seconda pista parallela posta 805 metri più a ovest della lunghezza di 2628 m.. L’aerostazione posta tra le due piste in testata nord . ( Attuale T2).
Per tutti gli ani 60 si assistette ad un continua serie di comunicazioni e trattative che vedevano da una parte SEA e Alitalia che spingevano per una sistemazione di Malpensa a prova di ogni sorpresa futura, e contrapposto a loro il fronte politico, che con continui cambi di opinione e indirizzi di fatto bloccava ogni iniziativa. All’epoca risalgono pure i primi rapporti , già allora problematici con i Comuni limitrofi all’aeroporto.
Tutto il lavoro dei responsabili SEA e Alitalia, sia sul territorio che in sede politica, determinò una serie di progetti definiti nei primissimi anni 70.






Il susseguirsi di progetti per la “grande Malpensa. (Libro bianco SEA)
Alla fine, su pressione di Alitalia fu deciso che il progetto definitivo dovesse essere tale da porsi come alternativa forte alle strutture europee, quali. Parigi , Francoforte, Zurigo, Londra. Inoltre la stessa AZ arrivò a minacciare di creare un proprio hub a Zurigo se non si fosse immediatamente presa una decisione su Malpensa.
Vedi progetti 5 6.
In questo altalenante e travagliato periodo bisogna riconoscere che da parte della classe politica lombarda non si comprese , al di là delle espressioni manifestate, non si comprese appieno con i fatti, l’importanza del progetto.

Stampa del tempo. (Libro bianco SEA)

Il solito problema, sempre noto e mai affrontato!! (Libro bianco SEA)


(Libro bianco SEA)
Venne così a mancare la giusta determinazione per passare dalla fase progettuale a quella operativa. Inoltre questa situazione venne ulteriormente complicata dalla crisi energetica scoppiata a causa del blocco delle forniture del petrolio arabo in seguito alla guerra arabo –Israeliana del ’73. Non solo, i nascenti gruppi ecologisti facevano la loro parte. E intanto gli anni passavano.



I comuni limitrofi non sapevano? Quando si dice malafede.
(Libro bianco SEA)
Intanto dopo la crisi energetica i volumi di traffico aereo tornarono a crescere vorticosamente.
A livello nazionale veniva chiaramente compreso, sia da Alitalia che SEA, che non si doveva più trattare la questione dell’aviazione civile e nella fattispecie di Malpensa con una visione Italiana.. Ormai era chiaro che il traffico del nord Italia a causa della mancanza di strutture a disposizione della compagnia di bandiera, veniva travasato pesantemente verso gli scali europei.

Anni ’70 (Malpensa 2000- Alma Pizzi)
Uno studio approntato da IATA e dalla BAI (British Airports International) valutato il bacino d’utenza di Malpensa che prevedeva tutto il nord più parte della Svizzera , prospettava un volume di traffico gravante su Milano per l’anno 98-2000 di 16 ml di pax e oltre 150.000 tn di merce.
Veniva suggerito che presupposto irrinunciabile fosse che Linate si attestasse a non più di 4 ml di pax anno. Tutto il traffico internazionale doveva, secondo il piano, essere concentrato a Malpensa, in modo da permettere il formarsi d’un volume critico tale, da attrarre il traffico business , lasciando poco spazio alle fughe verso il nord Europa.
Sponsor di tale strutturazione della suddivisione Malpensa / Linate era innanzi tutto Alitalia che non intendeva assistere senza attivarsi, alla fuga del traffico di tutto il nord. In funzione di ciò le pressioni per adeguere Malpensa come base operativa di Alitalia furono notevoli , sia verso Sea che verso i vari Ministeri interessati.

Ulteriore progetto fine anni ’80 (Malpensa 2000- Alma Pizzi)
E’ fondamentale prendere atto di quelle strategie che allora, sul finire degli anni 70 e primi anni 80 venivano espresse dagli ambienti dell’aviazione civile in Italia.
Un documento della Direzione e Pianificazione e Controllo, del Ministero dei trasporti in data 4 Dicembre 1984 enunciava:
“Milano costituisce il centro d’una ruota molto ben ramificata sul mercato europeo …(omissis)…ma (a Milano nda) non sono sufficientemente organizzati i collegamenti intercontinentali. Da qui l’attuale fuga di traffico verso Zurigo, Francoforte, Parigi, Londra, dove invece questi collegamenti sono ben organizzati. Questo concetto costituisce il punto di forza per il trasferimento di tutti gli internazionali alla Malpensa ( da Linate) ed una grossa attrazione per il business Alitalia…… Non è quindi improbabile pensare …(A Milano)… ad un punto di manutenzione, se non ad una base di armamento di Alitalia, quindi a delle facilities da mettere a disposizione”.
Il tira e molla, con nel frattempo, alla rinuncia definitiva alla terza pista, ci porta alla promulgazione della legge 449 del 1985 il 22 Agosto . In sostanza la legge che fece nascere il progetto Malpensa 2000. Fatta la legge iniziava l’iter di definizione progettuale, il tormento dei rapporti con Comuni limitrofi, con le province ( Varese e Milano , Malpensa è in territorio della provincia di Varese), Regione, Anas, Comitati vari, Arpa ( Agenzia Regionale Protezione Ambiente) , Parco Ticino , ecc. ecc.

Progetto inserito nella legge 449 del 22 Agosto 1985 (Malpensa 2000- Alma Pizzi)
Non stupisca che l’avvio operativo di Malpensa 2000 potesse avvenire solo nel 1998, ben13 anni dopo il via burocratico.
Si tenga presente che prima di poter operare anche su faccende prettamente tecniche o minimali , ogni decisione, necessitava di ben 29 tra consensi e pareri favorevoli (!!!) di enti , istituzioni e organi vari.
Il resto è cronaca.
Concedetemi di porre dei punti fermi inerenti tutta la vicenda Malpensa.
1. Malpensa è nata nella culla che vide l’inizio dell’aviazione in Italia e non solo; non sò quanti aeroporti oggi possano vantare origini che coincidono con la nascita dell’aviazione stessa.
2. Malpensa come aeroporto civile è stata voluta dall’ambiente industriale della zona, che con profetica lungimiranza ne aveva compreso la necessità.
3. Malpensa pertanto è da considerarsi espressione del Nord industrializzato e poi è stata considerata (erroneamente e con visione limitativa) espressione di Milano.
4. Malpensa come concetto di hub è nato perché così voluto da Alitalia.
5. Malpensa , fino ai nostri giorni , ha goduto del totale disinteresse dei politici, haime quelli locali in primis; ci ricordiamo come negli anni 70/80 mentre alcune opere rimanevano al palo, in tutta Italia nascevano per meri motivi di opportunità “politiche” opere poi rimaste incompiute.
6. Malpensa doveva nascere contemporaneamente ed inderogabilmente in contemporanea ad una ristrutturazione di Linate; la qual cosa era ben compresa fin dagli anni 60/70.
7. Il miglior progetto è quello presentato nel Febbraio 1972 al Ministero LL pubblici e AC; tutto il resto è stato solo una corsa al ribasso .
8. I comuni limitrofi ben sapevano fin dagli anni 60 quali avrebbero potuti essere gli sviluppi di Malpensa; imperterriti hanno stilato piani regolatori assurdi per poi atteggiarsi a vittime .
9. Tutta la zona a sud e sud ovest di Malpensa ( eventualmente destinata alla terza pista , se mai si farà) è certamente inserita nel Parco del Ticino, ma fino a metà anni 90 era adibita a zona militare nella quale si svolgevano esercitazioni di mezzi corazzato con cadenza anche settimanale.

progetto per terza pista. Documento SEA 2006, Foto “ rubata” in occasione convegno comuni del Parco del Ticino. (foto hal)

Ex zona militare adibita a manovre mezzi corazzati. Sullo sfondo s’intravede la torre di MXP.
Questo è il terreno destinato alla terza pista. Dove sono i secolari alberi del Parco del Ticino?


Scorci di MXP oggi. ( foto hal)
Negli ultimi anni, o meglio mesi , la questione Malpensa è prepotentemente tornata argomento da prima pagina.
Per un motivo o l’altro a dire il vero, ha sempre goduto della massima attenzione da parte degli organi d’informazione. Molto spesso tale interesse è stato spudoratamente funzionale ad esaltare solo gli aspetti negativi di tale struttura , sintomo d’una totale avversione, spesso preconcetta.
Molte cose sono cambiate.
Ora Malpensa ha una crescita tra le più alte in Europa, è ai primi posti in qualità di servizio, i collegamenti esterni con il territorio , sia pur in ritardo, si stanno attuando.
Anche le popolazioni limitrofe e la classe politica , almeno del Nord, vedono l’aeroporto come una opportunità e non più solo come un mostro da abbattere.
Vedere gli atti del convegno su “Il ruolo della grande Malpensa”, Milano 19 Marzo 2007.
http://www.vareseconomia.it/grandemalpensa/index.html
Ora Malpensa viene coinvolta necessariamente nella crisi fatale che investe Alitalia.
Ma è fatto obbligo essere ottimisti. Il mercato c’è, il meccanismo è in moto e corre veloce.
Stiamo a vedere.
Alma Pizzi, Malpensa 2000, Editoriale Giorgio Mondatori
Libro Bianco sul progetto della Grande Malpensa SEA
Italo Piccoli Malpensa e dintorni Franco Angeli Editore.
Un particolare ringraziamento al personale della Biblioteca di Busto Arsizio.
Istituto Leonardo da Vinci , Somma Lombardo
http://xoomer.alice.it/bancamemoria/malpensa.htm
http://www.lombardiacultura.it/scheda.c ... #contenuto
http://www.storiadimilano.it/citta/mila ... lpensa.htm
http://www.mvagusta.it/_vti_g2_hist1.aspx?rpstry=23_
http://www.varesefocus.it/VF5/Varesefoc ... _05_00.htm
http://www.varesefocus.it/VF5/Varesefoc ... _05_00.htm
http://www.hotelvillamalpensa.com/i-storia.htm
http://digilander.libero.it/coomxp2000/ ... 001900.htm
http://www.itinerariesapori.it/itinerar ... mbardo.htm