Airbus informa: “Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen sono decollati dal Kennedy Space Center, diretti verso la Luna. A più di 50 anni dal programma Apollo, questo primo volo con equipaggio oltre l’orbita terrestre bassa segna una pietra miliare storica per il programma Artemis della NASA. La posta in gioco è duplice: validare i sistemi e l’hardware dell’Orion spacecraft, essenziali per la sopravvivenza degli astronauti nello spazio profondo, e preparare il terreno per le critical docking demonstrations della Artemis III mission”.
“Raggiungere l’orbita lunare richiede uno spacecraft molto più sofisticato di quelli utilizzate per raggiungere la ISS. Orion deve raggiungere la Luna, a oltre 400.000 chilometri dalla Terra, compiere un’orbita completa attorno ad essa (il sorvolo lunare) e tornare sana e salva sulla Terra.
Per questo viaggio, l’equipaggio si affida a una componente fondamentale dello spacecraft: l’European Service Module (ESM), progettato e costruito da Airbus per conto dell’European Space Agency (ESA). Il suo contributo inizia fin dalle prime fasi del viaggio, fornendo gli elementi vitali per la sopravvivenza: aria, acqua potabile, energia e una temperatura controllata all’interno del crew module (leggi anche qui).
L’Orion spacecraft orbiterà attorno alla Terra diverse volte, poi intraprenderà un viaggio di quattro giorni verso la Luna, sorvolerà il nostro satellite naturale e farà ritorno sulla Terra. Durante questo volo, l’equipaggio testerà l’ESM, costruito da Airbus, in condizioni reali, validandone le performance come spacecraft vital engine room and life-support system”, prosegue Airbus.
“Durante il giorno 1, dopo la separazione dal razzo SLS, l’ESM ha dispiegato i suoi quattro pannelli solari, prodotti da Airbus Netherlands. Senza di essi, Orion non potrebbe funzionare. Queste ali convertono l’energia solare in elettricità per alimentare l’intero spacecraft e i suoi sistemi, inclusi i computer di bordo, il controllo termico, le comunicazioni e la navigazione. Caricano anche le batterie, essenziali quando la navicella si trova in ombra e non è visibile al Sole. Queste ali mobili seguono continuamente il Sole, ma possono anche essere ripiegate per proteggerle da sollecitazioni meccaniche. Questo avviene durante la manovra di innalzamento del perigeo, quando l’upper stage del razzo, l’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS), si accende per spingere Orion in un’orbita terrestre alta, generando una forza di accelerazione che richiede il fissaggio dei pannelli.
Mentre l’avionica e i propulsori garantiscono la navigazione autonoma per quasi l’intero viaggio, un obiettivo chiave di Artemis II è testare il manual piloting. Questo è un passaggio fondamentale per i futuri complex dockings, come quelli con i futuri lander lunari Starship e Blue Moon.
In pratica, l’equipaggio esegue una manovra chiamata ‘proximity operations demonstration’. Dopo essersi separato dall‘Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS), lo spacecraft effettua una rotazione completa per posizionarsi di fronte all’upper stage del razzo vettore e usarlo come target. Gli astronauti pilotano quindi manualmente lo spacecraft da 25 tonnellate. Utilizzando telecamere e sistemi laser, portano Orion a soli 9 metri dallo stadio del razzo per testare il software, la reattività e il movimento laterale nel vuoto dello spazio.
Dal giorno 2 al giorno 5, dopo essere tornata al controllo automatico, l’ESM main engine spinge l’equipaggio fuori dall’orbita terrestre verso la Luna. Durante questo transito di quattro giorni, l’ESM effettua tre correzioni di traiettoria. Nel frattempo, gli astronauti non si limitano ad aspettare, ma conducono ‘return-operation’ demonstrations, durante le quali si esercitano nelle procedure necessarie per il rientro ad alta velocità nell’atmosfera terrestre e l’ammaraggio. Queste includono esercitazioni mediche per praticare tecniche salvavita in microgravità e nello spazio ristretto della capsula Orion. Il quinto giorno, Orion entra nella sfera di influenza lunare, dove l’attrazione gravitazionale della Luna diventa più forte di quella terrestre.
Nel giorno 6, avviene il lunar fly-by. Gli astronauti orbitano attorno alla Luna a una distanza che nessun essere umano ha raggiunto per oltre mezzo secolo. Mentre passano dietro il lato nascosto della Luna, le comunicazioni con la Terra vengono interrotte e l’energia immagazzinata nelle batterie dai pannelli solari diventa vitale. Da soli, l’equipaggio osserva il lato nascosto della Luna e raccoglie dati preziosi per gli scienziati a terra.
Nei giorni 7-10 inizia il ritorno sulla Terra. Orion inizia il suo rientro a velocità fino a 40.000 km/h, sfruttando la Earth-Moon gravity per per rientrare naturalmente e limitare il consumo di carburante. Come per il viaggio di andata, l’ESM regola con precisione la traiettoria per garantire un rientro sicuro sulla Terra. L’ottavo giorno, l’equipaggio esegue una radiation shielding demonstration. Durante questa esercitazione, i sistemi di supporto vitale dell’ESM sono vitali, lavorando al massimo della capacità per “purificare” l’aria e regolare la temperatura mentre l’intero equipaggio è rannicchiato in questo spazio ristretto.
Nel giorno 10, l’ESM si separa dal crew module prima di bruciare nell’atmosfera terrestre. Orion continua il suo rientro, affrontando temperature estreme superiori a 2.500 °C prima di dispiegare i paracadute per rallentare e ammarare nell’Oceano Pacifico, dove l’equipaggio verrà recuperato”, prosegue Airbus.
“Questo viaggio confermerà l’affidabilità dei sistemi critici di Orion e l’impatto del volo nello spazio profondo sulla salute fisica e psicologica degli astronauti. Il successo di questa missione si fonda sull’eccellenza industriale europea: attraverso l’ESM, l’ESA, Airbus e i suoi partner dimostrano che l’Europa è un partner chiave nelle ambizioni lunari globali.
Artemis II apre quindi la strada alle prossime sfide future: gli Artemis III in-orbit lander docking tests, seguiti da Artemis IV e dal ritorno dell’umanità sulla superficie lunare”, conclude Airbus.

(Ufficio Stampa Airbus – Photo Credits: © Airbus Defence and Space GmbH 2026)
