L’industria aeroportuale ribadisce l’impegno per la climate action durante la ripresa post COVID 19

Mentre il settore dell’aviazione guarda verso i primi segnali di ripresa, gli aeroporti hanno rinnovato il loro impegno per la climate action, in quanto pietra angolare della ricostruzione di un’industria ha subito un colpo devastante dalla pandemia globale.

Attraverso il suo Airport Carbon Accreditation programme, lanciato per la prima volta nel 2009, l’industria aeroportuale ha stabilito il gold standard per il carbon management, in un settore che deve affrontare sfide difficili nel dare un contributo positivo alla limitazione del cambiamento climatico.

Undici anni dopo, con l’aviazione che si riprende dalle perdite del traffico passeggeri e delle entrate, gli aeroporti di tutto il mondo mostrano ancora una ferma determinazione a lavorare per un trasporto aereo sostenibile.

Nonostante la crisi economica e una ripresa dei livelli del traffico passeggeri del 2019 non prevista fino al 2024, l’industria aeroportuale riconosce che un’azione tempestiva è la chiave per ridurre il rischio di future crisi globali e regionali dovute al cambiamento climatico, che a sua volta sarà cruciale per rafforzare l’airport resilience.

Sostenendo le ambizioni di sostenibilità del settore aeroportuale, durante l’apice della crisi di COVID 19, numerosi aeroporti hanno aderito per la prima volta all’Airport Carbon Accreditation e molti altri sono progrediti ulteriormente attraverso i livelli di accreditamento.

In effetti, è stato durante la peggiore pandemia che il programma ha superato il traguardo di 300 aeroporti accreditati in tutto il mondo. Il totale globale ora ammonta a 312 Carbon Accredited airports.

Al fine di garantire che gli aeroporti possano mantenere e far crescere la loro azione per il clima, nonostante la crisi e i suoi impatti, l’Airport Carbon Accreditation Advisory Board ha approvato una serie di adeguamenti temporanei ai requisiti del programma. Tra l’altro, questi cambiamenti consentono agli aeroporti di beneficiare di un prolungamento di un anno della loro certificazione, di un processo di verifica semplificato e quindi di una riduzione dei costi complessivi di accreditamento. In questo modo, gli aeroporti sono supportati durante la fase peggiore della recessione economica e sono abilitati a integrare l’azione per il clima nei loro piani di ripresa.

“Oltre ad essere un indiscutibile obbligo morale, l’azione per il clima sarà la chiave per ricostruire l’ingrediente vitale nella ripresa del settore: la fiducia del pubblico. Investire in infrastrutture rispettose del clima, nell’efficienza operativa e collaborare con i partner in tutto l’ecosistema aeronautico a beneficio dei nostri clienti e delle comunità locali ha senso dal punto di vista commerciale, oltre che a vantaggio del futuro”, afferma ACI World.

Niclas Svenningsen, Manager for Global Climate Action, UNFCCC, ha dichiarato: “Guardando al futuro post-COVID 19, vedremo sicuramente l’accelerazione di alcune tendenze. Con grande impegno e determinazione da parte del settore aeroportuale, la loro leadership nel preparare il percorso verso riduzioni tangibili dell’impronta climatica era già in atto. Il recupero dalla pandemia è un’opportunità per ricostruire meglio. Gli aeroporti stanno votando per il futuro che vogliono, portandoci oltre il traguardo dei 300 aeroporti accreditati anche al culmine della crisi. Questo è un settore con una determinazione irremovibile non solo a fare la sua parte ma a fare davvero la differenza”.

(Ufficio Stampa ACI World)