Trenta anni fa due astronauti italiani furono lanciati insieme in orbita. Esattamente il 22 febbraio 1996, Maurizio Cheli e Umberto Guidoni partirono a bordo della missione STS-75 dello shuttle Columbia per un volo nello spazio che sarebbe durato fino al successivo 9 marzo. Nel corso del volo, fu anche effettuato il secondo test dell’innovativo satellite a filo italiano TSS-1R.
“Il trentesimo anniversario di questa missione sarà celebrato a Fly Future 2026, quinta edizione dell’evento nazionale di orientamento per i giovani che intendano lavorare nei settori dell’aviazione e dello spazio, che si svolgerà nei giorni 12 e 13 febbraio presso la Macroarea di Ingegneria dell’Università di Roma Tor Vergata. Cheli e Guidoni interverranno infatti al convegno “Lavorare nello spazio. Il futuro delle attività spaziali, tra nuove stazioni orbitanti e missioni sulla Luna”, in programma per venerdì 13, a cui parteciperanno anche esperti dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e di Thales Alenia Space Italia, ALTEC e Telespazio“, afferma Fly Future 2026.
“Per la NASA era la missione STS-75, con a bordo il Tethered Satellite System (TSS), mentre in Italia divenne celebre come il volo del satellite al guinzaglio”, ricorda oggi Guidoni, che nel 2001 partecipò anche al volo STS-100 come primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale. “Ideato dal prof. Giuseppe Colombo, il TSS puntava a sfruttare la velocità della navetta e il campo magnetico terrestre per produrre energia elettrica nello spazio. Un’idea semplice solo in apparenza: per generare alcuni chilowatt di potenza era necessario un cavo lungo ben 20 chilometri. Partecipare a questa missione, che portò in orbita uno degli esperimenti più innovativi e rappresentativi dell’ingegno e della tecnologia italiana, è stato per me un grande onore”.
“Il volo sullo shuttle ha significato sicuramente per me un momento estremamente importante per la mia carriera di pilota”, ricorda Cheli, che divenne astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) dopo una brillante carriera di pilota e collaudatore nell’Aeronautica Militare. “Fin da bambino, ho sempre sognato di volare, anche se non pensavo di poter avere un giorno la possibilità di andare nello spazio. Lo shuttle rappresenta per me la macchia volante più complessa in assoluto che abbia mai visto in vita mia. L’avventura spaziale è qualcosa in continuo divenire ed è estremamente affascinante per l’essere umano, perché ci proietta nel futuro anche per cercare di capire da dove veniamo”.
“Il programma di Fly Future 2026 prevede undici convegni e conferenze, a cui parteciperanno piloti civili e militari, manager di scuole di volo, dirigenti di enti e imprese aerospaziali, professionisti ed esperti. Sarà anche allestita un’ampia area espositiva con i desk di circa 25 aziende ed associazioni aerospaziali, oltre a due mostre aeromodellistiche dei velivoli utilizzati dalle Frecce Tricolori in 65 anni di attività e degli aerei che hanno fatto la storia di Alitalia.
L’evento è organizzato da Ifimedia, Università di Roma Tor Vergata e Mediarkè con la collaborazione di ENAV. Gli sponsor sono Aeroitalia, Urbe Aero Flight Academy, Avio, Quick Turn Engine Center Europe e ITS Academy per Mobilità Sostenibile e Aerospazio Puglia, mentre i partner sono Professional Aviation Academy, Cantor Air, Aeroitalia Aviation Academy, FlyBy Aviation Academy, Aero Club di Roma, Mobilita ITS Academy Lombardia e ITS Meccatronico Lazio Academy.
La partecipazione è aperta a tutti, previa registrazione online e acquisto di un pass valido per le due giornate. Ulteriori informazioni su www.flyfuture.it“, conclude Fly Future 2026.
(Ufficio Stampa Fly Future 2026)
