Dopo aver percorso 694.481 miglia (circa 111.000 km) per raggiungere la Luna e tornare indietro, l’Orion spacecraft, realizzato da Lockheed Martin, è ammarato con successo nell’Oceano Pacifico, completando la missione Artemis II della NASA e segnando una pietra miliare nel ritorno dell’umanità all’esplorazione dello spazio profondo.
“Dopo un viaggio di 10 giorni attorno alla Luna, Orion e il suo equipaggio di quattro persone sono rientrati nell’atmosfera terrestre a velocità prossime ai 24.000 mph (circa 38.500 km/h) prima di aprire i paracadute e ammarare al largo della costa della California meridionale. La missione ha dimostrato la capacità di Orion di trasportare in sicurezza astronauti oltre la low-Earth orbit, più lontano dalla Terra di quanto l’uomo abbia mai raggiunto, e di riportarli sani e salvi a casa: capacità essenziali per le future missioni Artemis della NASA“, afferma Lockheed Martin.
“Con Orion che riporta a casa il suo equipaggio sano e salvo dalla prima crewed mission nello spazio profondo in oltre cinquant’anni, abbiamo dimostrato cosa è possibile fare attraverso un’innovazione incessante, disciplina e collaborazione”, ha dichiarato Robert Lightfoot, president of Lockheed Martin Space. “Sono incredibilmente orgoglioso del nostro Lockheed Martin team. Questa missione convalida le performance di Orion nell’ambiente più ostile e conferma che siamo pronti a compiere i prossimi passi audaci: riportare gli astronauti sulla superficie lunare”.
“Durante la missione a bordo di Orion, gli astronauti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e l’astronauta della Canadian Space Agency Jeremy Hansen hanno viaggiato per migliaia di chilometri oltre il lato nascosto della Luna, seguendo una free-return trajectory. Durante la missione, l’equipaggio ha:
– Effettuato valutazioni critiche dei sistemi, tra cui life support, navigation, communications, propulsion operations and manual piloting.
– Acquisito immagini scientifiche e osservazioni del lato nascosto della Luna.
– Testato gli Orion fully integrated environmental control and life support systems, nonché l’avionica avanzata e le crew interfaces.
– Stabilito il record per il volo spaziale umano più lontano dalla Terra, a 406.000 km.
Questi sistemi hanno permesso agli astronauti di vivere e lavorare nello spazio profondo, raccogliendo al contempo dati essenziali. I dati saranno utilizzati per perfezionare i sistemi e le operazioni in vista di Artemis III, che dimostrerà il critical docking con l’Human Landing System della NASA, e di Artemis IV, che mira a far atterrare gli astronauti sulla Luna per la prima volta dai tempi di Apollo.
Orion ha funzionato in modo eccezionale durante tutta la missione, inclusa la sua fase più impegnativa, il rientro nell’atmosfera terrestre. Lo scudo termico della navicella ha resistito a temperature prossime ai 2.600 gradi Celsius, mentre il parachute system ha eseguito una precisa sequenza di discesa, per garantire un ammaraggio sicuro.
Dopo l’ammaraggio, le squadre di recupero hanno prelevato l’equipaggio con un elicottero e lo hanno trasportato sulla USS John P. Murtha recover ship. Gli astronauti saranno sottoposti a visite mediche post-missione prima di tornare a terra e poi volare al Johnson Space Center della NASA a Houston”, prosegue Lockheed Martin.
“Lockheed Martin è il prime contractor del NASA Orion spacecraft e ne ha guidato la progettazione, lo sviluppo e la produzione. L’azienda continua a collaborare con la NASA e i suoi partner per rendere possibile l’esplorazione lunare sostenibile e supportare gli obiettivi a lungo termine dell’agenzia per l’esplorazione umana di Marte“, conclude Lockheed Martin.
(Ufficio Stampa Lockheed Martin – Photo Credits: NASA-Bill Ingalls)
