L’Air Race come l’Araba Fenice: rinascerà dalle proprie ceneri

Il nuovo anno aveva portato con sé una sostanziale perdita nel mondo dell’aviazione: la cancellazione del Red Bull Air Race World Championship, campionato creato agli inizi degli anni 2000 e affermatosi non solo tra gli appassionati di motori e di acrobazia aerea; Red Bull aveva deciso, nella primavera del 2019, di dimezzare il calendario dell’anno in essere e cancellare la serie dopo l’ultimo round di Chiba per un insufficiente livello di interesse anche rispetto ad altri eventi Red Bull nel mondo (che gli osservatori più attenti traducevano in “abbiamo costi troppo elevati e introiti insufficienti”).

Già dal termine della scorsa stagione alcuni rumors rimasti privi di conferme avevano alimentato flebili speranze negli appassionati e negli addetti ai lavori, ma finora nulla di ufficiale era emerso in merito a novità di rilievo; poche ore fa il web ha invece iniziato a registrare piccoli sussulti, con sporadiche notizie sulla possibilità di rivedere in cielo i velivoli d’acrobazia e i piloti più performanti che lo sport motoristico abbia finora potuto esprimere.

Grazie alla collaborazione dell’uscente Red Bull e di una moltitudine di persone che nel precedente campionato hanno operato, si sta lavorando sodo per traguardare un risultato che fino ad oggi nessuno avrebbe mai neppure ipotizzato nei migliori sogni: rivedere un round nel terzo trimestre 2020, con un campionato denominato World Championship Air Race (sostenuto e regolamentato anche dalla FAI, come lo era il mondiale della Red Bull).

L’ownership è passata a fondi cinesi capeggiati da Michael Leung, businessman, banchiere e finanziere di Hong Kong, che intendono investire ripartendo da quanto di buono è stato lasciato e con in mente una serie di possibili sviluppi che solo l’interesse e le esperienze successive al restart potranno veicolare.

Willie Cruickshank - credit: Wildcat aerobatics
Willie Cruickshank – ph. Wildcat Aerobatics

MD80.it ha avuto la possibilità di intervistare Willie Cruickshank, Director of Series della nascente WCAR, e di porre l’attenzione su alcuni aspetti ritenuti interessanti in prospettiva futura.

Anzitutto si è discusso dell’immediato futuro, con l’ufficializzazione del campionato poco dietro l’angolo e la quasi contestuale attivazione di sito web e canali social, anche per tastare l’interesse che si genererà; Cruickshank è convinto al 100% che si riuscirà a traguardare nel periodo già indicato da alcuni media, con la ripresa delle attività nel terzo trimestre 2020, mentre non ci sono indicazioni in merito alle locations possibili per quanto lo stesso manager abbia confermato di avere trattative in corso con la città che più di ogni altra negli scorsi anni ha mostrato un incondizionato amore degli appassionati dell’Air Race: la giapponese Chiba.

Le località in cui disputare le gare erano state negli ultimi anni uno dei problemi principali e avevano creato un’oggettiva difficoltà nella costruzione di un calendario basato su 8 rounds; il Director of Series attuale dichiara invece di aver approcciato differenti candidati e di aver ottenuto svariate aperture in tal senso.

Cruickshank, da pilota, militare e uomo con un passato di peso nello sviluppo dell’Air Race che fu, ha certamente le carte in regola. Come lui stesso dichiara “siamo persone che vivono, respirano l’Air Race.”. L’obiettivo ora è di mettere a frutto le infinite competenze di coloro che hanno animato la Red Bull Air Race e che vorranno far parte della nuova avventura, con esse portare l’air racing verso nuove destinazioni senza porre un freno a ciò che potrebbe essere: piloti e macchine continueranno a correre contro il tempo, alla ricerca del miglior crono e del titolo.

In un’ottica di breve-medio periodo non ci saranno stravolgimenti di format e regolamentari, molto sarà preso dal campionato ormai defunto e gli eventuali maggiori sviluppi verranno implementati in un periodo successivo al 2020. Non esisteranno, almeno in principio, neppure restrizioni di sorta alla partecipazione al campionato: è quindi escluso che ritorni in vigore il limite d’età ai 50 anni che Red Bull aveva inizialmente previsto per liberare posti in Master Class ma su cui poi aveva fatto dietrofront… prima di cancellare tutto.

Dario Costa (foto a seguire), pilota italiano della Challenger Class e vincitore di uno dei due round del Lago Balaton lo scorso anno, ha confermato di essere stato coinvolto nel nuovo progetto e si è dichiarato eccitato all’idea di tornare a rappresentare l’Italia in questa ripartenza tra gli air gates.

Vittoria Costa Balaton 2019
Dario Costa tra Daniel Ryfa e Patrick Davidson – ph. Joerg Mitter / Red Bull Content Pool

In attesa di nuovi sviluppi, che dovrebbero giungere a breve, è probabilmente tornare l’ora di preparare un nuovo “SMOKE ON!“. Per ora però solo “fingers crossed”

(Fabrizio Ripamonti)